Agli abitanti della terra ed al clima non servono grandi opere ma buone opere.
Diamo priorità alla vita e non agli affari

Il 23 marzo torniamo in piazza con la stessa passione e le stesse idee con cui il 15 abbiamo accolto l’invito degli studenti di più di 130 paesi!

Le opere d’interesse pubblico, generale, anche grandi (nel rispetto di condizioni ben rigorose) sono necessarie quando sono fatte per soddisfare i bisogni ed i diritti degli esseri umani e della natura  di ed alla vita per tutti. Noi saremo in piazza in difesa di questo principio insieme a coloro che si battono  contro le opere (specie grandi) che servono soprattutto  agli affari,  al servizio principalmente della competitività  economica guerriera e conquistatrice, che devastano territori ed ambiente, che nuocciono al vivere sostenibile degli esseri umani. Il caso storico delle grandi dighe idriche, peraltro condannate dalle varie agenzia dell’ONU, ne è un esempio drammaticamente evidente. Tav, Tap, trivelle, inceneritori, autostrade sempre più inutili  nei nostri paesi, non possono essere il nostro futuro. Non è ciò che più di un milione di studenti di tutto il mondo hanno domandato il 15 marzo e continueranno a domandare questo venerdì. L’Italia è un Paese che è ai primi posti per consumo di cemento e cementificazione. Ha speso decine di miliardi per finanziare un’alta velocità che non ha spostato né merci né passeggeri. Procede a colpi di sblocca cantieri e salva Italia non rispettando spesso né valutazione d’impatto ambientale né trasparenza decisionale, nascondendosi dietro le, soventi,  fallaci analisi costi /benefici (essenzialmente monetari).
Le opere contro il dissesto idrografico del Paese (tra le cause determinanti dei fenomeni crescenti di siccità)  sono indispensabili. La messa in sicurezza dei territori contro la fragilità sismica è prioritaria. Il risanamento di centinaia di ospedali è un obbligo pubblico non più dilazionabile. Il rinnovo e l’espansione del parco pubblico delle case popolari resta da anni un’urgenza nazionale umana e  sociale non soddisfatta.
Le opere da noi difese  esprimono una visione della vita ed un modello di società  fondati sulla salvaguardia e la rigenerazione della vita ed una società saggia, benevolente, cooperativa. I giovani non vogliono ereditare  opere straordinarie, costosissime, come il tunnel sotto la Manica che invece di unire gli Europei delle due sponde  non ha apparentemente contribuito, durante questi 25 anni, a convincerli che è meglio vivere insieme.

Associazione Mondiale “L’audacia nel nome dell’umanità/ L’Agorà degli abitanti della Terra “.

https://audacia-umanita.blogspot.com/

E-mail secretariat.audace@gmail.com

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