Riccardo Petrella

Per costruire un’altra Europa biso­gna andare al cuore dei pro­blemi ed attac­care il sistema europeo attuale. Ma da quale parte critica o intreccio decisivo di fattori cominciare? Per fare la scelta più indicata è necessario ricostruire brevemente i cammini percorsi dalla costruzione europea fin dal 1957.

La costruzione si è sviluppata attorno a tre principali assi di tensioneil primo, lungo l’opposizione tra la creazione di una architettura politica sovranazionale «federale», da un lato, e l’unione tra stati sovrani nazionali («l’Europa delle nazioni») ; il secondo tra europeizzazione della società del welfare e dello stato dei diritti in opposizione a una società di mercato, vasta zona di libero scambio all’insegna della libertà d’impresa e della libera circolazione dei capitali; il terzo tra lo sviluppo e il consolidamento di un sistema democratico rappresentativo al suo interno e solidarista e pacifico verso l’esterno; e un’Europa oligarchica, fondata sulla potenza dei gruppi socioeconomici più forti, un’Europa militarmente autonoma, potenza mondiale.

A sessant’anni dal Trattato di Roma, l’Europa uscita fuori dalle scelte operate a partire dalla fine degli anni ’70 è:

– dominata dalle forze favorevoli alla difesa degli interessi nazionali, alla sovranità nazionale, all’Europa delle nazioni («First Britain» ha fatto molti nipotini anche là dove nessuno se lo spettava come First Netherlands, First Italy, First Poland……). L’Europa fortezza è diventata xenofoba e, in alcuni segmenti della popolazione, anti-mussulmana (dietro l’alibi dell’anti-islamismo);

– asservita ai principi dell’economia capitalista di mercato finanziarizzata. Hanno vinto sia il mercato unico interno in una logica di «meno stato» e «senza stato europeo» che «la moneta unica», l’euro,  «fuori dallo Stato» e «senza Stato europeo». La Banca Centrale Europea cui è stata affidata dai Trattati la politica monetaria (e finanziaria) della UE è l’unica istituzione sovranazionale dell’UE e la sola dotata di una indipendenza politica rispetto alle altre istituzioni;

– sotto il controllo e in mano del potere di una serie di oligarchie economico-finanziarie tecnocratiche europee, fortemente intrecciate alle altre principali oligarchie mondiali nel contesto della cosiddetta «governanza dell’economia mondiale».

Da questo «paesaggio» dell’Europa emerge chiaramente un punto critico chiave e un intreccio di forze principale. Parlo della tenaglia mercato-finanza le cui ganasce hanno stretto in una morsa mortale le società euro­pee sof­fo­cando lo stato dei diritti e la giu­sti­zia sociale, deva­stando la ric­chezza col­let­tiva (i beni comuni), demo­lendo le già deboli forme di demo­cra­zia rappresentativa e partecipativa, bruciando come ortiche pericolose l’idea dell’integrazione politica giusta, federale e solidale dell’Europa.

Distrug­gere la tena­glia signi­fica ridare ai cit­ta­dini euro­pei la capa­cità di costruire un divenire diverso. A tal fine occorre battersi (sarà una lunga battaglia) con tutti i mezzi possibili democratici, per l’eliminazione delle tre forze/vincoli che fanno la potenza della tenaglia, e cioè:

– il vincolo di bilancio «sopranazionale» tradottosi nell’imposizione della costituzionalizzazione del pareggio di bilancio in tutti gli stati membri,

– il vincolo fiscale che impedisce l’armonizzazione fiscale in seno all’euroland, di cui dobbiamo ringraziare in particolare l’ex primo ministro lussemburghese, oggi presidente della Commissione europea, che durante i suoi 18 anni al governo di uno stato di circa 550 mila abitanti, ha usato il diritto nazionale di veto per impedire l’armonizzazione e rinviarla a non prima del 2027,

– il vincolo monetario secondo il quale gli stati membri non possono finanziarsi via emissioni di moneta della Banca Centrale Europea ma debbono ricorrere a prestiti sui mercati finanziari (cioè indebitarsi nei confronti creditori terzi ).

Con questi tre vincoli, la tenaglia mercato/finanza ha messo in crisi e mantiene fuori gioco la finanza pubblica europea. Senza una finanza pubblica forte cioè democraticamente controllata, che ha il potere sovrano sul denaro pubblico e impone regole giuste al denaro privato (e non é succube, come oggi, degli interessi corporatisti dei gruppi privati più forti a livello nazionale, europeo e mondiale), non ci sarà un’Europa dei, dai e per cittadini, un’Europa di giustizia , di solidarietà e di fratellanza, di pace.

Cominciamo dunque a re-agire con campagne per:

– mettere fuori legge i paradisi fiscali, i prodotti derivati, la finanza speculativa,

– eliminare l’indipendenza politica della Banca Centrale Europea rafforzando pari passo i poteri legislativi e di controllo del Parlamento europeo,

– sostituire il «fiscal compact» (vincolo di bilancio) e le altre disposizioni chiave dell’Unione monetaria europea con un «Patto europeo di comunità» centrato sull’armonizzazione fiscale europea, l’eliminazione del debito pubblico e la promozione di una finanza pubblica europea fondata su reti finanziarie pubbliche europee radicate nei territori, di natura cooperativa e mutualista, il cui compito fondamentale sarà quello di garantire gli investimenti pubblici nei beni comuni e nei servizi pubblici essenziali per la vita. A tal fine, di pari passo:

– ri-pubblicizzare l’acqua, le sementi, la terra, l’energia, la conoscenza, la salute, l’informazione, l’educazione, ridando impulsione e forza all’economia del lavoro rivolto alla concretizzazione dei diritti umani e sociali. Si devono, in particolare, cancellare le disposizioni che hanno legalizzato da parte dell’Unione europea nel 1998 la brevettabilità del vivente a scopo di lucro ed a titolo privato;

– rilanciare l’idea della «Comunità europea per il Mediterraneo e il Medio Oriente» e rivedere gli accordi UE-Russia anche nel quadro di una «Conferenza tripartita Europa-Africa-Medio oriente sulle Migrazioni»,

– non ratificare il trattato CETA e impedire la firma del trattato TTIP,

– sostituire l’Alleanza Atlantica con un nuovo accordo di cooperazione politica e civile UE-USA gettando le basi di una politica della sicurezza e della difesa civile europea autonoma e nuova, all’insegna della nonviolenza e della pace.

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