Abolire il PPP – Partenariato Pubblico Privato.

Un’altra “perla” malefica del capitalismo finanziario globale.

Riccardo Petrella

Introdotto dapprima nel mondo anglosassone (UK, USA), il PPP si è diffuso in Europa e in America latina ed Asia a partire dalla fine degli anni ’90. Secondo l’art.3 del dlgs del 2004 che ha “consacrato” la sua adozione anche in Italia, il PPP è un contratto di partenariato tra il pubblico ed il privato con il quale lo Stato o un’autorità pubblica (Comuni, Regioni, Enti pubblici…) affida a un operatore privato la gestione e il finanziamento d’infrastrutture e opere – o la loro costruzione – d’utilità pubblica. Concretamente, lo Stato o la collettività locale trasferisce al privato il carico degli investimenti sovente importanti necessari per la costruzione, gestione, mantenimento, per esempio, di autostrade, ferrovie, reti telematiche, complessi ospedalieri, edifici scolastici, università, impianti sportivi, infrastrutture culturali (ammodernamento e creazione di musei…). In cambio, il privato riceve una remunerazione (di varia composizione) per tutta la durata del contratto, sovente superiore ai 20 anni.

Propagandato con entusiasmo (specie la modalità del project financing) in Italia da tutti i governi Berlusconi ed anche da quelli detti di centro-sinistra e sostenuto con altrettanto entusiasmo dalla Commissione europea (UE ), divenuta l’istituzione che sappiamo, promotrice del più sfegatato capitalismo neoliberista finanziario tecnocratico, sempre più massicce e fondate sono da alcuni anni le critiche rivolte al PPP e le richieste di abbandono del suo uso, specie da parte delle collettività locali ed altri enti pubblici.

Perché? Il motivo è “semplice” e mette in luce la perversità dei metodi attraverso i quali il capitale privato ha sottomesso e sfruttato il denaro pubblico ed i cittadini a loro unico e grosso vantaggio. E’ oramai ampiamente dimostrato che lungi dall’alleggerire il carico finanziario per i poteri pubblici (e quindi per i cittadini contribuenti), aumentare l’efficienza e la trasparenza della gestione e dei ricavi , il PPP si è tradotto in un costo finanziario di gran lunga superiore a quello rappresentato da un finanziamento e da una gestione diretti da parte dei poteri pubblici. Alla fine del contratto, il pubblico non ha mai risparmiato ma ha sborsato al privato somme ingenti di denaro per niente corrispondenti ai costi reali a carico del privato e, peggio, grazie ai numerosissimi PPP l”indebitamento pubblico, soprattutto quello dei Comuni e collettività locali, è considerevolmente aumentato e non diminuito!

Come anche da me denunciato da anni in articoli e nei libri, il PPP è stato concretamente un sistema di Programmazione del Profitto Privato grazie al sostegno dei poteri pubblici, nel quadro più generale di processi di Privatizzazione del Potere Pubblico.

Cosa aspettiamo per buttare il PPP nella spazzatura delle pratiche sporche e non rinnovabili della finanza pubblica privata ed impedire che la legge di stabilità 2018, infestata dai PPP, faccia ulteriori disastri (penso al progetto dell’Acquedotto del Mezzogiorno, su cui ritornerò fra breve)?

 

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