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Bruno Amoroso, un “intruso”, ci ha lasciati.
Ieri notte è morto a 80 anni Bruno Amoroso. A Copenaghen, dove viveva da tantissimi anni ed ha  insegnato all’Università di Roskilde. Ci ha lasciato un amico da più di trenta anni. Abbiamo lavorato insieme all’epoca del FAST (Forecasting and Assessment in Science and Technolgy) della Commissione europea sui temi della globalizzazione e dello sviluppo ineguale. Bruno ha poi partecipato al lancio ed alle attività dell’Università del Bene Comune  con contributi sulla mondializzazione in  opposizione alla globalizzazione.
Di temperamento riservato e mite a livello delle relazioni personali, coltivava un  pensiero forte ed appassionato, con rigore. Era diventato piuttosto “radicale” nella sua visione del mondo e dell’economia dominante. Ricco di esperienze fatte d’intrecci tra accademia, impegno politico civile e attività sociali di vario genere, non solo in Italia e nei paesi scandinavi ma anche in Asia, era  sempre di più scettico sulle possibilità di cambiamento alla luce delle evoluzioni degli ultimi venti anni. Ciò non gli ha impedito di continuare a studiare, analizzare e cercare di capire la storia presente, per denunciarne le contraddizioni e le devastazioni socioeconomiche e proporre soluzioni “alle radici”. Uno dei suoi ultimi interventi fu la critica senza mezzi termini delle politiche della troika europea.
A settembre del 2016 ha pubblicato un lavoro eccezionale, autobiografico, sobrio:  “Memorie di un intruso”. Cosi si è definito lui stesso non tanto perché è stato fondamentalmente un dissidente rispetto ai “sistemi”  ma, a mio avviso,  perché è riuscito, malgrado le difficoltà, ad introdursi nelle società dove si è trovato e a  vivere una vita “vera” senza compromessi o asservimenti.
Un  “intruso” che affettuosamente e con gentilezza ci lascia davanti alle nostre responsabilità per un possibile divenire diverso.
Ciao, Bruno.
Riccardo Petrella, 20 gennaio 2017
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