Cambio climatico e cambio sociale: stessa battaglia. Andare oltre gli appelli.

Hanno fatto bene “i gilet gialli” in Francia a bloccare autostrade ed altri luoghi pubblici contro le politiche di Macron in materia della cosiddetta “transizione ecologica”/energetica, che favorisce la crescita delle ineguaglianze sociali, tanto che milioni di francesi non riescono più a raggiungere la fine del mese. La Francia è la quinta potenza economica mondiale dopo gli USA, il Giappone, la Cina e la Germania!

Lo stesso dicasi per l’ottantina di attivisti che oggi verso mezzogiorno, a Bruxelles, hanno occupato pacificamente la sede del parlamento féderale belga, per protestare contro l’immobilismo del governo in materia di misure concrete ed efficaci miranti ad impedire l’aumento di 3 gradi, come minimo, della temperatura media dell’atmosfera terrestre, confermato dall’ultimo rapporto dell’IPCC .

Se si continua a restare a livello degli appelli e petizioni alla coscienza ed alla responsabilità dei governi ed alla buona volontà delle imprese e delle banche, non si otterrà granché, anzi sarà peggio. La protesta puntuale contro le barbarie della violenza del sistema attuale, la contestazione della legittimità delle politiche di cambio che pretendono di risolvere i problemi restando nel quadro del possibile “autorizzato” dal sistema dominante, ribaltare gli attuali rapporti di forza politica rispetto ai beni comuni e pubblici, (acqua , semi, salute, conoscenza, intelligenza artificiale…) sono alcune delle vie da percorrere con energia, perseveranza ed audacia.

 

Riccardo Petrella, 28 novembre 2018

 

Si ringrazia per l’uso dell’immagine https://www.tio.ch e Keystone / EPA.

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