L’entusiasmo dell’UE per la creazione dell’esercito europeo. 

I potenti dell’Europa hanno messo il turbo.  

Si ricorderà che nel marzo 2017 in occasione delle celebrazioni per il 60° anniversario del Trattato di Roma, la Commissione rese pubblico il suo Libro Bianco sul Futuro dell’Europa. In questo importante documento politico, una delle quattro priorità proposte per rilanciare la malconcia Unione europea è stata l’adozione di una politica  della difesa fondata sulla creazione di un esercito europeo. Le altre tre priorità sono state il consolidamento dell’unione economica e monetaria (euro, fiscal compact…), la digitalizzazione della società, e lo sviluppo sostenibile. Come si vede, si tratta di priorità chiaramente orientate alla difesa.
E la promozione dei diritti umani e sociali dei quasi 450 milioni di abitanti dell’UE?
Su impulso della Francia guidata dal guerraiolo Macron, rimasta ormai la sola potenza nucleare dell’Unione dopo la Brexit, e con la complicità della potente esportatrice di armi quale è diventata la Germania, da marzo ad oggi, i dominanti dell’Europa hanno spinto sull’acceleratore tanto che nel giugno scorso hanno creato il Fondo Europeo per la Difesa. Inoltre, questo 12 dicembre il Consiglio dell’Unione ha confermato il suo appoggio al finanziamento di un programma comune per la difesa e lo sviluppo industriale finanziato dal bilancio UE, nella prospettiva di giungere alla creazione di un’Unione Europea della Difesa nel 2025.
Niente di eccezionale: quando sono in gioco gli interessi di potenza e arricchimento dei poteri forti, anche la grande macchina eurocratica di Bruxelles ha le ali ai piedi.
Nella speranza, da parte dei cittadini, che la società civile europea si svegli rapidamente per lottare per l’abolizione della NATO e contro la creazione di un esercito delle forze armate europee, e chieda, al contrario, la costituzione di un servizio di protezione civile europeo.
Riccardo Petrella 
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