Europa, quale festa? È possibile cambiare rotta con i vecchi e “i nuovi vecchi” dirigenti? Non credo

Riccardo Petrella

Solo gli addetti al lavoro sanno che oggi, 9 maggio, ricorre la celebrazione della “festa dell’Europa” (nei circoli “europei” si parla della “Sainte Schuman”), in memoria della dichiarazione di Robert Schuman il 9 maggio del 1950, allora ministro degli affari esteri della Francia, che propose di dare vita ad una “Comunità europea” a partire dal carbone e dall’acciaio come nuova alleanza tra Francia e Germania, tra vincitori e vinti.

Da quasi trent’anni non c’è più ragione per festeggiare l’Europa delle oligarchie tecnocratico-finanziarie (mercato unico, moneta unica, via lo stato del welfare, privatizzazione di ogni bene comune, smantellamento della politica, via il potere democratico dei popoli, via la giustizia sociale, creazione della potenza militare europea unita) e, in più, l’Europa dei neorazzismi, neo xenofobie, neo nazionalismi beceri, (prima io, solo io), delle nuove frontiere, niente immigrati, niente solidarietà tra i popoli, …

Saranno capaci gli Europei di cambiare rotta da qui alle elezioni europee del maggio 2019? L’inversione di rotta sarà difficile soprattutto se i giovani (i neo contadini, i nuovi precari urbani, quelli dei nuovi soce l networks…) non sapranno dare vita ad una nuova rivolta generazionale e non si formerà un grande movimento di lotta sui valori alla cui formazione e crescita noi “vecchie” generazioni dovremmo contribuire con forza e convinzione per ri-cominciare un cammino per un’altra Europa, un’altra Umanità, un’altra Terra.

 

Riccardo Petrella, Sezano 9 maggio 2018

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