Giornata mondiale di lotta contro la povertà. Domanda: quanti fra coloro che celebrano la giornata sono disposti a proporre, fra le soluzioni necessarie e indispensabili, l’abolizione del diritto dei brevetti di proprietà privata sul vivente? 

Come lo scorso anno e prima, m’interrogo  sulla pertinenza e l’efficacia del “rito liturgico” della “giornata mondiale della lotta contro la povertà” promossa dall’ONU nel 1993.

Sono 25 anni che governi, agenzie dell’ONU,  centinaia di organizzazioni  della società civile e persino  certi dirigenti miliardari  a capo delle grandi  imprese multinazionali private invitano  a lottare contro i sintomi della povertà ponendo al centro delle azioni prioritarie il  soccorso, l’aiuto, la carità (fra i quali  figurano le versioni “realiste” del reddito di base,  reddito minimo, o reddito di cittadinanza), la filantropia, l’educazione e, persino,  la crescita economica mondiale come rimedi necessari per “far uscire i  poveri” dalla povertà. E sono  25 anni che l’impoverimento /l’esclusione sociale (le disuguaglianze) si aggravano, anche nei paesi detti “ricchi” perché finora le politiche do lotta contro la povertà non hanno cercato di attaccarsi allo sradicamento delle cause strutturali dell’impoverimento.
Pongo, quest ‘anno, la domanda: quanti fra coloro che celebrano la giornata sono disposti, fra le soluzioni necessarie e indispensabili, a battersi per l’abolizione del diritto di proprietà intellettuale privata sul vivente (brevetti sulle cellule, le molecole, i geni, i semi…)  che costituiscono lo strumento chiave del potere proprietario dato alle multinazionali sulla vita di tutti gli abitanti della terra dai poteri pubblici “nazionali” e internazionali  (si pensi all’UE)?  Domanda collaterale, perché è così difficile in seno al mondo associativo in lotta contro la povertà far convergere  azioni  comuni a livello mondiale  sull’abolizione dei brevetti sul vivente?
Riccardo Petrella,  Sezano 17 ottobre 2018
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