I dati sull’impoverimento sono diventati notizie di cronaca quotidiana.

I dati sull’impoverimento sono diventati notizie di cronaca quotidiana. Eppure, si tratta di informazioni assordanti ed intollerabili. Tocca all’ultimo rapporto di Oxfam, «Ricompensare il lavoro, non la ricchezza»  (https://www.oxfamitalia.org/documento/ricompensare-lavoro-non-la-ricchezza/) sottolineare per l’ennesima volta che l’impoverimento nel mondo nel 2017 si è ancora aggravato soprattutto in termini di polarizzazione del reddito, tanto che 42 persone ultra-ricche possiedono più di 4 miliardi di esseri umani. In Italia, dove, secondo l’Eurostat, «vive» il numero più elevato di poveri assoluti in Europa, il 20% più ricco deteneva nel 2017 oltre il 66% della ricchezza nazionale netta, contro  il 14,8 detenuto dal 60% più povero.

Oramai questi dati sono recepiti ed «ingoiati» anche dalla popolazione impoverita come dei fatti di cronaca quotidiana alla stessa stregua  delle informazioni sugli omicidi, gli incidenti stradali, i fatti di corruzione, il prezzo del petrolio. La «banalizzazione fattuale» ha tolto drammaticità esistenziale alla coscienza dell’inuguaglianza strutturale percepita cosi, nuovamente, come un «fatto naturale», inevitabile. «un prezzo» da pagare per il progresso e la crescita economica.

In realtà gli innumerevoli rapporti annuali (ed ad hoc) mondiali, continentali e nazionali sull’impoverimento, l’ingiustizia sociale, le inugualianze socio-economiche fanno parte di quel «rito sacrificale» proprio delle società ingiuste fondate sul principio dell’inuguaglianza. Ritornerò la settimana prossima sul tema del «rito sacrificale».

Riccardo Petrella, Bruxelles 7 giugno 2018

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