Il futuro? Acqua di rubinetto vs acqua  in bottiglia?

Seguito Parte finale del post sulla proposta di revisione della direttiva europea sull’acqua potabile.

Riccardo Petrella

La terza «novità» è, in prima approssimazione, la più innovativa e, sul piano mediatico, la più popolare: la Commissione si pronuncia in favore di un uso più diffuso nel bere, a casa e nei luoghi pubblici, acqua di rubinetto al fine anche di contribuire a ridurre l’uso dell’acqua in bottiglia e quindi ridurre la produzione e i rifiuti di plastica.

Vediamo cosa scrive precisamente la Commissione nella sua proposta. Nell’art.13 (Accesso all’acqua destinata a consumo umano) al § b menziona « l’installazione di punti d’acqua all’esterno ed all’interno per accesso gratuito all’acqua » (giardini, piazze, aeroporti, stazioni ferroviarie e di autobus, stadi, luoghi di divertimento, trattorie, catering) e al § c raccomanda « il lancio di campagne d’informazione dei cittadini sulla qualità dell’acqua di rubinetto, la disponibilità di detta acqua negli edifici della pubblica amministrazione e la fornitura a titolo gratuito dell’acqua in ristoranti, bar, ecc. »

La Commissione è convinta che più la qualità dell’acqua di rubinetto aumenta ed i cittadini ne sono informati, più la fiducia dei consumatori per la loro salute cresce e, visti anche i prezzi comparativamente molto più bassi dell’acqua di rubinetto (0,02 euro al litro in confronto a 0,90 euro in media nei grandi supermercati dell’acqua in bottiglia), saranno portati a modificare la tendenza attuale, caratterizzata dalla prevalenza dei consumatori occidentali di utilizzare per bere le acque in bottiglia e riservare l’acqua potabilizzata di alta qualità ad usi non nobili quali lo sciacquone delle toilette, la lavatrice, la lavastoviglie, il lavaggio delle auto ecc. La Commissione pensa che ciò favoreggerà il perseguimento dell’obiettivo di ridurre l’uso di plastica e, pertanto, la promozione di un’economia circolare al servizio del super-obiettivo della « Ressources Efficient Europe » consacrato nella « Strategia Europa 2020 ».

Mica male. Sono da anni, da tanti anni, che i difensori dell’acqua diritto umano e dell’acqua bene comune pubblico hanno proposto di ridare visibilità pubblica all’acqua di rubinetto riportandola nelle strade, nelle piazze, nelle scuole, nei luoghi e spazi pubblici, senza riscuotere grande successo presso i poteri governativi nazionali ed europei. Dobbiamo pertanto dedurre che questa volta sarà la volta buona? Attraverso questa procedura l’ acqua in bottiglia sparirà dalle sale di riunioni, le aule assembleari e i punti d’incontri aperti in tutti gli edifici della Commissione, del Parlamento europeo e del Consiglio dei Ministri europeo e del Consiglio europeo, vuoi in tutti i luoghi simili a livello degli Stati membri, delle Regioni, dei Comuni e altre collettività locali?

Non ne sono affatto convinto neanche per quanto riguarda gli edifici della Commissione, del Parlamento europeo e del Consiglio dei ministri europeo. La ragione è semplice. L’art. 17 della proposta di revisione conferma l’esclusione già fatta nel 1998 delle acque minerali in bottiglia (per intenderci S.Pellegrino, Panna, S. Benedetto, Ferrarelle, Evian, Vittel, Chaudfontaine, Apollinaris, ecc.) dalle disposizioni della direttiva. La direttiva si applica solo alle acque in bottiglia dette « di sorgenti » e di altro genere (come i bottiglioni in plastica di 15 a 20 litri di acqua demineralizzata di diffusione nei locali amministrativi pubblici e privati). I principali produttori al mondo di acque minerali in bottiglia sono Nestlé, Danone e CocaCola, seguiti da Castel e da San Benedetto cui occorre aggiungere la plastica delle altre innumerevoli bevande dolci gassate da loro prodotte.

Non credo che il consumo delle bevande prodotte da queste grandi aziende diminuirà, ne diminuirà la produzione di plastica per l’imbottigliamento delle stesse. Di conseguenza, non credo nemmeno che l’utilizzo dell’acqua di rubinetto comincerà a divenire una consuetudine. I colossi Nestlé e Danone, insieme ad una società, l’americana specializzata Origin, hanno messo a  punto una plastica «bio-based», realizzata al 100 % con  materiali che non sottraggono (dicono) risorse o terreni destinati alla produzione alimentare per il consumo umano o animale. La Commissione sa bene che la predominanza delle acque minerali in bottiglia è dovuta a fattori socioculturali legati agli stili di vita delle società contemporanee (mobilità, autonomia dei giovani, riduzione dei pasti a casa durane i giorni di lavoro) ed alla potenza di conquista della pubblicità, che ha permesso ai produttori dell’acqua minerali in bottiglia d’imporre alla popolazione mondiale degli immaginari mistificanti (l’acqua in bottiglia è più sicura e più sana per la salute di quella del rubinetto, essa porta più benessere perché risponde in maniera differenziata ai bisogni e ai gusti delle persone, ecc.).

Infine è fonte di grande inquietudine l’idea sviluppata dalla Commissione secondo la quale il miglioramento della qualità dell’acqua di rubinetto (ed il suo prezzo) sarà determinante per rimetterla in sella sul mercato.  Visto che la Commissione non prevede nessuna ripubblicizzazione/deprivatizzazione dell’acqua di rubinetto né delle acqua minerali in bottiglia, l’inquietante nello scenario dominante che emerge dalle sue analisi e proposte su questi aspetti sta nel fatto che la Commissione  crede che il futuro dell’acqua per bere sarà deciso da una crescente competizione (sulla qualità ed il prezzo) tra l’industria dell’ acqua (potabile) di rubinetto (maggiormente privata) , da un lato, e l’industria dell’acqua minerale in bottiglia (non potabile, strictu senso; quasi totalmente privata), dall’altro. Visto il ritmo con il quale Nestlé, Danone e CocaCola si stanno accaparrando delle acque di diversi paesi in America latina, in Asia ed i,n Africa, non è difficile prevedere l’esito della competizione allo stato attuale delle cose…

Quanto sopraddetto non augura molto bene nemmeno per il futuro immediato. Nel 2019, l’anno prossimo, avrà luogo la revisione della direttiva quadro europea sull’acqua del 2000 (DQEAcqua 2000). Questa costituisce la vera «legge europea» sull’acqua da cui la direttiva sull’acqua potabile ha derivato i principi fondatori e operativi. Nello stesso anno ci saranno le elezioni europee per la composizione del nuovo Parlamento europeo. A mio parere, è da sperare che la nuova composizione del PE consentirà una revisione profonda delle concezioni mercantili ed utilitariste alla base della visione e della politica dell’acqua dell’Europa.

 

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