Il parlamento europeo ha approvato il 26 marzo la direttiva sul “diritto di autore nel mercato unico digitale”. Ecco Il link per scaricare il testo integrale di non facile lettura per i  non addetti al lavoro: https://www.transform-italia.it/transform-italia/wp-content/uploads/2019/03/copyright-versione-approvata.pdf

Mi è parso utile diffondere subito una dichiarazione dell’eurodeputata Eleonora Forenza che mette alcuni importanti puntini sulle i. Siamo ancora ben lontani, secondo Eleonora, dalla proclamata vittoria dei cittadini sulle grandi corporations.  Il che significa che, nell’era digitale in corso d’affermazione,  la lotta per la creatività, la conoscenza e l’informazione/comunicazione “bene comune e pubblico” (tutto oramai è interconnesso anche se il diritto positivo può separare)  come motore di un vivere insieme giusto, nell’uguaglianza dei diritti, resta lunga e irta di ostacoli, ma non impossibile.  
Riccardo Petrella,  Bruxelles 28 marzo 20
Cosa ha dichiarato Eleonora Forenza.

La vicenda della direttiva per rinnovare le normative sul copyright è stata descritta come un scontro fra giornalisti e artisti derubati del proprio diritto d’autore, e quindi favorevoli alle nuove regole, e grandi multinazionali americane, contrarie per mantenere il loro privilegio.
Ma le cose stanno molto diversamente: oggi ho votato contro la direttiva seguendo l’indicazione di centinaia di migliaia di cittadini di tutto il mondo, studenti, professori universitari che hanno messo in piedi un’imponente campagna contro le nuove norme.
La direttiva introduce infatti degli elementi che mettono fortissimamente a rischio la libertà della rete. Tutti i piccoli siti di informazione e cultura che non potranno dotarsi dei sistemi di filtro automatico dei contenuti coperti da diritto d’autore, anche quelli inseriti dagli utenti, dovranno di fatto chiudere. Saranno obbligati a prevenire qualsiasi violazione del diritto d’autore a costi esorbitanti che in tanti non potranno permettersi. E i filtri di cui dovranno dotarsi saranno prevedibilmente legati a tecnologie di proprietà di grandi gruppi multinazionali, come la stessa Google proprietaria di Youtube.
L’utilizzo lecito e non a scopo di lucro di contenuti, anche per parodie e citazioni, viene così parimenti falcidiato.
Inoltre non viene risolto, diversamente da quanto si racconta, il problema della giusta remunerazione delle lavoratrici e dei lavoratori dell’informazione e della cultura, demandato agli Stati membri.
Noi lavoriamo perché la rete favorisca lo scambio e la condivisione libera di conoscenza e che veda come protagonisti i cittadini, non ridotti a visitatori di grandi portali. Lavoriamo perché le lavoratrici e i lavoratori della conoscenza, gli autori e i giornalisti, vedano riconosciuti i loro diritti e abbiano il giusto compenso. Questa direttiva, invece, uccide lo spirito della condivisione della conoscenza senza tutelare il lavoro. Not in my name!

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