Negli stessi giorni dell’invasione della Siria (e dei territori abitati dai Curdi) da parte della Turchia, il popolo dell’Ecuador è in grande rivolta, nelle strade, contro le politiche antiumane e antisociali del presidente Lenin Moreno, eletto nel 2017 succedendo a Rafael Correa in carica dal 2006. Supposto esserne il delfino, Lenin Moreno ha invece demolito in due anni quanto costruito da Correa. Questi aveva rifiutato di “rimborsare” il debito estero nazionale considerandolo illegittimo, un’usurpazione, ed ha vinto ottenendone una riduzione drastica dal Tribunale Internazionale. Ha promosso una massiccia politica d’investimenti pubblici e favorito i diritti umani e le libertà civili. Al di là di alcuni limiti ed errori da lui compiuti, nel corso della sua presidenza il livello d’impoverimento del paese è stato più che dimezzato. Ha persino tentato di fare abolire i paradisi fiscali. L’attuale presidente Lenin Moreno invece ha ridotto massicciamente la spesa pubblica e favorito la privatizzazione dei beni e servizi comuni, la liberalizzazione e deregolamentazione dell’economia. Ha riformato il codice del lavoro a discapito dei diritti dei lavoratori/trici. Ha difeso gli interessi delle imprese anche estere (ricordiamo che la moneta “nazionale” dell’Ecuador è il dollaro americano!). Un’enorme opera di distruzone sociale.

Il popolo è ora in rivolta. Occorre sostenerlo. Ogniqualvolta l’ingiustizia sociale invade un paese, come è ora il caso dell’Ecuador, si tratta di un furto violento della vita e del diritto di ed alla vita su tutta la Terra. Noi Europei siamo co-abitanti della Terra insieme ai Curdi, agli Ecuadoriani, agli Indiani, ai Russi, ai Coreani,ai Nigeriani… La lotta per la giustizia e per i diritti, nella co-responsabilità, non ha frontiere. Come cantavano a giusto titolo gli anarchici (ed i migranti) del XIX° secolo, “nostra patria è il mondo intero”.

Riccardo Petrella, Bruxelles, 12 ottobre 2019

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