C2 DIAMO FORZA AD UN’ECONOMIA DEI BENI COMUNI

Azioni prioritarie
☸ No all’appropriazione privata del vivente ( AP 4 )
☸ Il lavoro non è merce, è un diritto ( AP 5 )
☸ Dissociare Il reddito dal lavoro ( AP 6 )
☸ Vogliamo un’Europa dei beni comuni ( AP 7 )

Finalità
Costruire un’economia giusta ed efficace grazie alla quale lo Stato e le comunità territoriali, possono salvaguardare e concretizzare i diritti umani e sociali per tutti ed il vivere insieme, in particolare modificando la legislazione sulla proprietà privata del vivente.
Abrogare le disposizioni che in Italia hanno stravolto il diritto al lavoro ed il ruolo del lavoro.
Dare la priorità ai beni ed ai servizi comuni pubblici attraverso un’economia cooperativa e la promozione del reddito reale sociale.
Trasformare l’Europa attuale attraverso un nuovo processo di costruzione di una “Comunità Europa dei Cittadini”.

Azioni prioritarie

No all’appropriazione privata del vivente ( AP 4 )

D’importanza chiave per il controllo pubblico dell’economia del vivente, l’AP 4 propone al Parlamento italiano di modificare radicalmente la legislazione in materia di diritto di proprietà intellettuale privata sul vivente il quale trasforma la vita in un oggetto di scambio commerciale. Una unica misura dunque.

Misura unica:
Rivedere, da un lato, i principi fondatori della legge 1096 del 1971 sulle sementi e della proposta di direttiva europea COM(2013) 262 finale del maggio 2013 in materia e, dall’altro lato, le norme sul vivente, quali la direttiva europea 98/44 dei brevetti sulle sementi. La misura si iscrive nella linea delle mobilitazioni popolari che, anche prima della campagna “No patents on seeds” ha visto le popolazioni di molti paesi del mondo tentare di abrogare le leggi che autorizzano la privatizzazione e la mercificazione della vita.

Il lavoro non è merce, è un diritto, è al servizio della ricchezza comune ( AP 5 )

Le trasformazioni da realizzare sono numerosissime e importanti come dimostrano le molteplici mobilitazioni in corso. L’ AP 5 non può, pertanto, consistere che in misure di sostegno e di accompagnamento di campagne in atto. Da qui, la priorità data a due misure, molto diverse tra loro relativamente al campo trattato ed ai problemi in gioco seppure identiche per il valore simbolico “strutturante”.

Prima misura:
Associarsi e sostenere le iniziative miranti all’abrogazione delle leggi che sotto i governi Berlusconi e Monti hanno sconvolto le regole costituzionali in materia del lavoro (compresso l’art.18 della 68-99 sui disabili). In questo campo, nessuna forma di “precarietà” e di mercificazione schiavizzante del lavoro è accettabile
Seconda misura:
Mettere al bando le cooperative di lavoro da caporalato. Sono diventate migliaia in Italia. Accettare la loro esistenza è come legittimare la negazione del diritto al lavoro degno di un essere umano (fare esempi: via le cooperative di caporalato)

Dissociare il reddito dal lavoro ( AP 6 )

Unica misura anche per quanto riguarda l’AP 6 perché è possibile, agendo nel senso dalla dissociazione tra reddito e lavoro, intervenire su una delle cause strutturali principali dell’impoverimento attuale.

Misura unica:
Promuovere un”azione di sensibilizzazione e di “educazione” a livello nazionale sul fatto che iI diritto alla vita non è legittimato dal fatto di lavorare ma dal fatto di esistere. L”azione “Esisto” da senso alla necessità di dissociare il reddito ed il lavoro non nei termini ingiusti e violenti realizzati dal sistema attuale, ma nel senso di un processo lungo che inizia con l’instaurazione di un salario e/o di un reddito minimo monetario e che a termine si traduce con la garanzia di un reddito reale sociale per tutti (monetario e non monetario) adeguato (vedi campagna europea APN), volto a dare dignità agli esseri umani, in solidarietà, e a favorire la protezione sostenibile ai beni della natura e beni comuni collettivi. Un reddito reale sociale strettamente legato alla ripubblicizzazione e alla demonetizzazione di alcuni beni comuni. Parte dell’azione “Esisto” potrebbe mirare allo sviluppo delle forme di vita comune “Senza soldi”, ed un’altra potrebbe mettere l’accento sulla promozione di monete locali sulle quai far funzionare delle “società cooperative urbane” CET (Casa, Energia,Trasporti) o ASA (Alimentazione, Salute, Ambiente).

Vogliamo un’Europa dei beni comuni ( AP 7 )

Il divenire dei cittadini dei paesi membri dell’Unione europea dipende sempre di più dalle leggi, le istituzioni e le pratiche sociali e collettive emergenti o imposte a livello europeo, oggi in una prospettiva essenzialmente mercantile, produttivistica, finanziaria, oligarchica.
Al fine di contribuire a liberare le nostre società dall’economia sacrificale d’impoverimento dell’Unione europea (Trattato di Maastrich, Lisbona, Fiscal Compact), l’AP 7 propone tre misure, centrate sulla sensibilizzazione e su campagne civili, che vanno dall’immediato al lungo termine e riguardano essenzialmente le istituzioni :

Prima misura (nell’immediato):
Delegittimare le opere della Troika (Trattato MES, Fiscal Compact,i Six Packs, Two Packs…). Azione di sensibilizzazione in sostegno delle mobilitazioni in corso (comprese le varie iniziative dell’AltraEuropa e dei federalisti europei) per modificare le basi ed il funzionamento dell’attuale Unione europea.
Seconda misura:
Costituire il Consiglio Europeo di Sicurezza dei Beni Comuni (CESBC). Alla fine di un ciclo di tre presidenze semestrali, organizzare una riunione del CESBC allo scopo di esaminare lo stato di salvaguardia dei beni comuni in seno all’UE e la loro promozione in quanto base dei diritti umani.
Terza misura:
Iniziare la mobilitazione in favore del processo di ricostruzione dell’integrazione europea partendo dalla “Comunità Europea dell’Acqua”. L’Europa integrata non è nei mercati o nei trattati ma nel voler vivere insieme condividendo, pertanto, la responsabilità di uno dei beni comuni fondamentali per la vita ed il nostro futuro collettivo che è l’acqua, oggetto invece della predazione finanziaria e commerciale favorita dall’attuale Europa (vedi il “Water Blueprint” del 2012).

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