Il rinnovamento politico alla Macron.

Il ministero della Difesa diventa il ministero delle Forze Armate (in francese “Ministère des Armées”).

Riccardo Petrella

Il cambio di denominazione, così come la nomina a ministro delle Forze armate di una parlamentare europea, Sylvia Goulard, non sono un fatto anodino. Né il presidente Macron nè il suo primo ministro hanno pensato utile dover fornirne le ragioni. I primi atti e gesti compiuti da Macron indicano però chiaramente che il nuovo presidente vuole affermarsi come il capo supremo, responsabile dell’integrità del territorio e della sicurezza nazionale. Per questo ha promesso di portare al 2% del PIL le spese militari francesi al 2025 (fra 8 anni). Inoltre, il candidato Macron ha affermato, a diverse riprese, l’importanza per la Francia in Europa e nel mondo, anche per la sua competitività internazionale, del rafforzamento dell’industria militare e spaziale del Paese, e del controllo dei sistemi d’informazione e di comunicazione da cui dipendono – e dipenderanno sempre di più in futuro – se non vi sono dei cambiamenti profondi nella direzione della pace e del disarmo – la potenza militare e la sovranità degli Stati. In questo senso, per Macron, essendo rimasta la Francia l’unica potenza nucleare dell’Unione europea dopo il Brexit, deve e può giocare un ruolo primario per promuovere una “difesa europea” ( cioé “l’esercito europeo”, “le forze armate europee unite”).

Non a caso, sempre più diffusi e forti sono i sostegni espressi negli ultimi anni dai dirigenti europei continentali in favore di una politica di difesa e di sicurezza europea. Vedi l’ultimo libro bianco della Commissione europea del marzo di quest’anno, dove la definizione di una difesa europea figura tra le quattro principali priorità insieme al consolidamento dell’euroland, alla decarbonizzazione dell’economia e alla digitalizzazione della società. Le questioni della “difesa e sicurezza europea” saranno verosimilmente la base robusta del nuovo asse franco-tedesco, grazie al quale la Francia potrebbe svolgere un ruolo di contraltare alla supremazia tedesca sull’asse economico-finanziario. Affidare il nuovo ministero ad una eurodeputata, bene al corrente dei fatti e dei meccanismi istituzionali europei, e che da anni segue le questioni della digitalizzazione e della difesa europea, è abbastanza logico. Non mi sorprenderei se nei prossimi messi dovessimo assistere ad una accelerazione dell’approvazione da parte dell’UE di importanti nuovi programmi di ricerca e sviluppo tecnologico strategico nel settore militare. Le colombe di Folon sono già al museo, nel mentre i droni sono in vetrina in tutte le grandi fiere europee dell’innovazione. La “nuova stagione” politica europea non mi sembra molto incoraggiante.

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