Riccardo Petrella, Professore emerito dell’Università Cattolica di Lovanio (B)

I dirigenti dell’ ”Occidente” (al Nord come al Sud ) – parliamo del mondo capitalista, dell’economia ‘libera’ di mercato – hanno annunciato il crollo e la sparizione dell’URSS (e di quel che ancora restava di paesi del “socialismo reale”) come l’espressione naturale, inevitabile, di due rotture, rivoluzioni: la “vittoria” del modello di società capitalista liberale sul modello comunista socialista e la “vittoria” degli Stati Uniti, portavoce e simbolo del mondo dettosi libero, sull’URSS, portavoce e simbolo del mondo detto illiberale, nella lotta per la supremazia mondiale.

Non è l’obiettivo di questa nota esaminare se le due proclamazioni siano state pertinenti e giuste. Il fatto è che esse sono state accettate e condivise da centinaia di milioni di persone, ed hanno così influenzato per anni la loro maniera di vedere l’evoluzione del mondo in termini di problemi, prospettive, sfide.

Il trionfo della società capitalista a vocazione globale mondiale senza rivali.

La prima “vittoria” si è tradotta nella convinzione che il crollo dell’URSS avrebbe dimostrato per sempre a livello mondiale la superiorità del modello della società capitalista “liberale” (e non solo dell’economia capitalista) su ogni altro modello.

Da qui l’affermazione trionfalista thatcheriana e americana “non v’è alternativa” al capitalismo, diventata sempre più diffusa e dominante. In realtà la credenza nell’inevitabilità del capitalismo non si è limitata a dare sfogo a numerosi slogans quali “la fine della storia”, “la terza via”, “il capitalismo dal volto umano”, “il capitalismo responsabile”. I gruppi sociali dominanti sono riusciti a fare dei principi, delle logiche e dei meccanismi della società capitalista le tavole della legge universali della “nuova economia del Terzo Millennio”. Certo, i gruppi sociali fautori della società capitalista non hanno atteso il crollo dell’URSS per agire in favore della conquista del mondo secondo i loro interessi. La globalizzazione capitalista dell’economia e della società mondiali secondo i dettami della mercificazione e monetizzazione di ogni forma di vita naturale ed artificiale (dall’acqua ai semi, ai geni e tutte specie viventi incluse), dell’imperativo della privatizzazione del mondo (nel contesto del culto della competitività tecnologica e finanziaria per la conquista e la sopravvivenza) non ha incontrato alcun limite. Nemmeno in India, ben lontana oramai dal paese di Ghandi, né in Cina, anche se i dirigenti cinesi sono riusciti a trasformare il loro sistema economico in chiave capitalista senza fare diventare capitalista il sistema politico. Per quanto tempo ancora? I cinesi di Hong Kong hanno ragione, a mio avviso, di difendere con tutte le loro forze i diritti umani, civili, politici e sociali riconosciuti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Essi costituiscono un limite strutturale alla loro negazione intrinseca all’essenza di una società capitalista. Se in “Occidente” questi diritti sono stati riconosciuti e applicati con alterne fortune ciò è stato ed è dovuto alle lotte sociali, civili e politiche in loro favore contro le logiche del sistema capitalista.

La pancia imperiale planetaria americana.

La seconda “vittoria”, quella degli Stati Uniti sulll’URSS per la supremazia politica e miitare mondiale, ha condotto alla credenza della superiorità in assoluto dell’”impero americano mondiale” soprattutto nella percezione e nella visione degli Americani USA di pelle bianca e di matrice cristiana. La “pancia imperiale” della popolazione degli Stati Uniti ha trovato nel crollo dell’URSS una fonte enorme di alimentazione: il nemico (il male) sconfitto era proprio il comunismo rosso, il diavolo stesso! Il che ha confermato il popolo della pancia nella credenza tradizionale nella vocazione messianica, di natura divina, del ruolo imperiale planetario degli Stati Uniti, sotto il dominio del Bianco. Per questo non è stato per nulla difficile per i dirigenti statunitensi e la pancia imperiale USA riversare assai rapidamente, dopo aver creduto di aver sconfitto il comunismo, i loro micidiali succhi gastrici contro il nuovo nemico “globale”, l’islamismo, il terrorismo islamista. Dopo il comunismo, le élites USA hanno teorizzato l’inevitabilità dello shock di civiltà, la nuova guerra santa universale.

Eppure, Mikhaïl Gorbaciov, per anni, ha allertato i dirigenti USA di non commettere lo sbaglio di interpretare il crollo dell’URSS come la vittoria degli Stati Uniti. Gorbaciov ha cercato con forza e franchezza, in molte occasioni, di far capire loro che l’URSS è crollata radicalmente perché era diventata un sistema strutturalmente insostenibile. L’URSS doveva cambiare, era in uno stato di crisi sotto tutti i punti di vista. Rari sono stati i dirigenti USA (e “occidentali”) che lo hanno ascoltato. Per loro, tutto era chiaro, gli Stati Uniti avevano vinto.

A trent’anni di distanza, è evidente che Gorbaciov aveva ragione, e che la classe dirigente USA aveva commesso un grave errore storico.

I disastri mondiali delle due ”vittorie”.

Ben lungi dall’aver pacificato e garantito sicurezza al mondo, le due “vittorie” hanno amplificato ed aggravato i processi di predazione e di distruzione della comunità globale di vita della terra. I disastri ambientali (deforestazione, degradazione del suolo e desertificazione, penuria d’acqua, contaminazione degli oceani, iniqinamento atrmosferico, perdita della biodiversità, devastazioni dell’agricoltura, avvelenameto del capitale di terra ed acqua del pianeta, distruzione del concetto di città…) hanno condotto ad un disastro globale climatico planetario, foriero di sconvolgimenti maggiori per la vita della terra. Il Pianeta è stato sventrato, violentato, sfigurato, maciullato. Lo stesso dicasi degli abitanti della Terra, in particolare degli esseri umani. L’umanità non esiste, negli ultimi trent’anni i popoli del mondo sono in uno stato di rigetto di tutti contro tutti. L’umanità è polverizzata, ridotta in briciole astiose ripiegate su sè stesse. La paura dell’altro è diventata la regola. Non solo gli USA non hanno consolidato il loro potere imperiale, malgrado le 1005 basi militari da loro installate attraverso il mondo ed il 60% delle spese militari mondiali annuali da loro rappresentato, ma hanno rafforzato le logiche della violenza e della guerra dapperutto.

Un presidente barbaro ed un ristrettissimo gruppo di potenti oligarchie USA globalizzate stanno sconquassando il futuro di miliardi di esseri umani. Le inuguaglianze umane e sociali rispetto ai diritti non sono mai state così macroscopiche, il che spiega perché negli ultimi mesi le rivolte popolari sono scoppiate dappertutto con tanta forza. La loro violenza è incomparabilmente più debole della violenza permanente e strutturale perpetrata “legalmente” dal nuovo sistema globale su miliardi di esseri umani , ridotte a pure risorse “naturali” da sfruttare fino al loro esaurimento e “burn out” senza sosta in un continuo ciclo circolare di uso e riuso.

Riccardo Petrella, Fontaine de Vaucluse (F), 2 novembre 2019

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