La revisione della direttiva europea sull’acqua potabile e per usi umani.
L’arte della mistificazione.

Riccardo Petrella

La Commissione europea eccelle, da una ventina di anni a questa parte, nell’arte della mistificazione. Probabilmente i suoi dirigenti attuali sono stati a scuola presso la Banca Mondiale e il FMI, oppure presso la Goldman Sachs, City Corp, UBS, HBHC, Standard & Poor, Wall Street… o forse, più semplicemente, fanno parte delle nuove oligarchie tecno-burocratiche finanziarie mondiali per le quali quello che conta è «The system First» ovvero «We First».

La revisione della direttiva europea sull’acqua potabile e per usi umani è un esempio “brillante”  di tale arte, a giudicare anche dall’accoglienza esaltante datale dalla stampa e dalle agenzie di stampa, limitatesi alla cattiva pratica di copiare, tagliare e divulgare i comunicati e/o le conferenze stampa della Commissione, senza prendersi la briga di leggerne in extenso i documenti. Il testo originale in inglese, allegati compresi, conta 64 pagine.

Così, quel che i cittadini europei hanno appreso dai media è che con la proposta di revisione della direttiva in questione, la Commissione europea:
– ha recepito le richieste avanzate da più di 1,8 milioni di cittadini europei via ICE (Iniziativa Europea dei Cittadini) sul diritto all’acqua, specie per quanto concerne una migliore informazione dei consumatori;
– ha deciso di migliorare la già (considerata) alta qualità dell’acqua potabile in seno all’UE e garantire così a tutti i cittadini europei l’accesso all’acqua potabile, con particolare attenzione alle persone più vulnerabili e svantaggiate che finora ne sono state escluse;
– mira, così facendo, a favorire l’uso dell’acqua potabile di rubinetto e diminuire l’uso dell’acqua in bottiglia, contribuendo a ridurre il consumo di plastica e i conseguenti notevoli danni all’ambiente.

Che brava la Commissione!
Purtroppo, è così solo in parte: ci sono certi “fatti” da non trascurare, ma allegramente mistificati.

Dapprima (con “Aquam et circenses”) cercherò di mettere in evidenza le ragioni opportunistiche alla base del recupero «politico» attuato dalla Commissione dell’ICE Right2Water e mostrare che il diritto all’acqua esula da ogni sentire della Commissione. La promessa di una migliore informazione si riduce ad un’offerta di gioco/divertimento per i consumatori amatori d’internet (un’applicazione on line).

In un secondo momento (“Quando l’ortodossia si trasforma in un muro”) mostrerò che la proposta di revisione della direttiva acqua potabile resta prigioniera del dogma mercantile e capitalista finanziario, secondo cui il finanziamento dei costi dell’accesso all’acqua potabile deve venire dal prezzo (detto abbordabile) pagato dai consumatori ai gestori (privati). Quindi, l’estensione dell’accesso all’acqua potabile alle fasce impoverite e a basso reddito della popolazione europea non può sfuggire all’obbligo del pagamento della tariffa, anche se ridotta (“tariffa sociale”).

Infine, nella terza ed ultima parte del post (“Il futuro? Acqua di rubinetto VS acqua in bottiglia. Quale acqua sarà più competitiva a vantaggio dell’economia circolare?”) cercherò di mettere in luce le ragioni che hanno indotto la Commissione, in maniera sorprendente almeno per me, a scommettere il divenire dell’acqua potabile sulla competizione tra l’industria dell’acqua di rubinetto e quella dell’acqua in bottiglia, sullo sfondo della politica contro le devastazioni ambientali legate alla plastica. La mia ipotesi è che si tratta di una diversione dai problemi reali dell’acqua nel corso dei prossimi anni/decenni.

 

Segue:  6 febbraio:   Aquam e circenses 

              7 febbraio:   Quando l’ortodossia si trasforma in un muro

8 febbraio:   Il futuro? Acqua di rubinetto vs acqua  in bottiglia. Quale acqua sarà più competitiva a vantaggio dell’economia circolare ?

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