La Terra è la casa di tutti. Un compito per la sinistra? 

Oggi, 7 agosto 2017, due riflessioni apparse sulla mailing list di Altra Europa.

  1. Perché (…) non è ancora uscita una posizione forte e comune – in grado di mobilitare – da parte dei soggetti che vorrebbero presentarsi in una lista unitaria di sinistra alle prossime elezioni sulla indegna campagna contro le ONG, sulla missione militare italiana nelle acque libiche, sui finanziamenti a regimi corrotti e dittatoriali perché blocchino e non facciano passare le persone che sono in fuga da guerre, violenze, oppressione, sulla mancata approvazione di una legge, molto temperata, relativa allo jus soli, sui decreti governativi che negano diritti? È su questo – e su temi di fondo come questo – che si misura, prima di tutto, la possibilità di fare un percorso comune (altro che polemiche politiciste sull’allearsi o meno con il PD, sulla riesumazione del defunto centro-sinistra e simili). Perché vi è un silenzio assordante di gran parte degli intellettuali?

Moreno Biagioni

 

  1. Nel nostro piccolo a Cuneo abbiamo raccolto, da protagonisti come Lista Cuneo per i Beni comuni, 500 firme per la campagna dei Radicali e di altre associazioni “Ero straniero”. Ugo Sturlese Cuneo

… per dire che più che lamentarsi e piangersi addosso, occorre assumere iniziative.

 

Mi sembra che le due riflessioni mettono il segno su due distinte realtà, non contrapposte. La prima è un’interrogazione giustificata, la seconda è una testimonianza particolare che fornisce, in maniera convincente, una risposta generale.

Anch’io trovo che la ricerca di un accordo su una lista unitaria della sinistra al di fuori del PD discute troppo di ingegneria elettorale (per carità, inevitabile) ma, e qui sta il problema, molto poco in termini approfonditi di contenuti (scelte politiche, progetti, soluzioni, impegni di azione e modalità…). La maggior parte degli “intellettuali” (un mondo molto variegato, però) è sempre stata cauta e riservata nell’opposizione al potere non solo per ovvi motivi di sicurezza esistenziale e di convenienza, ma perché, tenendo conto della pluralità delle concezioni e della varietà dei modi di comportarsi,  la costruzione la legittimità ideologiche del potere di turno sono la funzione specifica della maggioranza degli “intellettuali”. La narrazione del mondo dei potenti è il loro lavoro.

Oggi siamo nella fase in cui gli “altri intellettuali”, o che si dicono tali, devono affermare il loro totale dissenso, scendere non solo nell’arena dei loro pari ma nelle strade, alimentare con vigore e rigore la loro opposizione e lavorare sulle utopie del mondo in quanto alternative radicali ai sistemi di potere oggi dominanti. Tutti sappiamo che le inuguaglianze sociali, lo sfruttamento dei contadini e degli operai, sono state all’origine della forza degli “intellettuali” che hanno parlato e dato la parola agli impoveriti, agli sfruttati, agli esclusi, teorizzando il socialismo, il comunismo, l’uguaglianza e la fraternità tra tutti gli umani e dando vita ai movimenti politici, culturali ed educativi corrispondenti. E’ difficile dire se, oggi, l’inuguaglianza planetaria , i crescenti apartheid sociali e l’impoverimento sempre più mondiale espressi dal popolo dei migranti di quest’inizio di secolo possono diventare la base sociale storica di una nuova ri-voluzione ideologica e sociale, questa volta su scala mondiale.

Più di due secoli fa le piazze furono riempite dal popolo al grido di “aux armes citoyens” e poi cent’anni fa dai lavoratori al canto di “nostra patria è il mondo intero”. Forse gli “altri intellettuali” di oggi dovrebbero lavorare per costruire il mondo come una grande casa comune sul cui frontone v’è scritto “Libertà, uguaglianza e fratellanza in nome dell’umanità”. Due i progetti immediati, le prime utopie concrete del XXI secolo: la carta d’identità mondiale, un sistema di sicurezza sociale universale fondato sulla promozione dei beni comuni pubblici mondiali, come l’acqua e le sementi. Occorre mettersi in priorità, come fanno migliaia di ONG del mondo, al servizio degli esclusi ed impoveriti odierni, migranti senza casa (rifugiati politici o economici che siano) anime vaganti sulla Terra che pur è la loro casa.

Riccardo Petrella

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