L’accanimento della Commissione Europea a favore del glifosato.

Perché?

Riccardo Petrella

La Commissione europea mercoledì scorso ha nuovamente proposto di rinnovare per 10 anni l’ autorizzazione dell’uso dell’erbicida più diffuso attualmente al mondo, il glifosato (alla base di Round Up), di proprietà della Monsanto (acquistata dalla Bayer nel 2016 che è diventata cosi la prima impresa agrochimica mondiale). Come è noto, l’uso del glyfosato è oggetto di una grande controversia che oppone l’impresa Monsanto/Bayer (ed il mondo finanziario), da un lato, e una buona parte dell’opinione pubblica attiva e molti governi, dall’altro.

La Commissione europea si è schierata fin dall’inizio a favore delle posizioni difese dall’impresa e dal mondo finanziario. Allorché la licenza è venuta alla scadenza, metà del 2016, e visto il rigetto del suo rinnovo da parte di una maggioranza degli esperti degli Stati membri, la Commissione propose un prolongamento di 18 mesi allo scopo di ottenere ulteriori verifiche tecno-scientifiche sulla pericolosità o meno del glyfosato. Il voto del comitato di esperti incaricato del dossier è previsto nel prossimo settembre, o ottobre

Mercoledì scorso, la Commissione ha proposto che “da un punto di vista della gestione dei rischi, è appropriato accordare il rinnovo dell’autorizzazione del glyfosato per 10 anni”, facendo valere che “due agenzie dell’Unione europea, l’ECHA (sui prodotti chimici) e l’EFSA (sulla sicurezza degli alimenti), hanno confermato che non v’era alcuna ragione di classificare la sostanza – il glyfosato- come cancerogeno”.

La validità scientifica delle conclusioni delle due agenzie è stata fortemente contestata da numerosi esperti europei e mondiali, nel mentre nessuno ha messo in dubbio le conclusione del Centro internazionale della ricerca sul cancro (dell’Organizzazione Mondiale della Salute/ONU) che ha classificato il glyfosato come “cancerogeno probabile”.

Inoltre, più di 1,3 milioni di cittadini europei hanno firmato l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) in favore dell’interdizione dell’uso del glysofato,  facendone cosi la terza ed ultima ICE che ha superato tutti i requisiti posti dalla Commissione europea per essere presa in considerazione. L’ICE, entrata in vigore nel 2012, fu strombazzata con forza dalla Commissione europea come uno degli strumenti maggiori di partecipazione dei cittadini europei alle politiche dell’UE. In realtà L’ICE non ha lo statuto di una proposta legislativa d’iniziativa popolare ma fa parte degli strumenti detti di “petizione”con qualche potere vincolante: in caso di superamento di tutti i requisiti previsti, le proposte dell’ICE devono essere esaminate dalla Commissione la quale deve dare un seguito pubblicamente motivato. In attesa del rapporto che la Commissione farà in merito per sottoporlo al Consiglio dei Minisitri ed al Parlamento europeo, mercoledi scoros la Commissione non ha tenuto conto dell’opinione espressa da 1,3 milioni di cittadini che esplicitamente hanno chiesto alla Commissione di non proporre il rinnovo dell’autorizzazione. Macché. Sono stati letterlamente ignorati.

Visto che, anche nel caso della prima e, finora , più importate ICE (raccolse più di 1,9 milionidi firme), quella sul diritto umano all’acqua, la Commissione non dette alcun seguito positivo alle richieste dei cittadini, c’è da domandarsi qual’è il rispetto che la Commissione dà alla volntà espressa dai cittadini mediante strumenti “democratici” da essa stessa creazti?

Siamo obbligati di ammettere che:

  1. La Commissione raramente ascolta i cittadini. Essa ascolta e difende molto di più, sistematicamente, gli argomenti e gli interessi dei gruppi economici e finanziari privati (vedasi le politiche dell’austerità, il Fiscal Compact, il caso dei Trattati TTIP, CETA, …). Visto che è categoricamente da escludere che i membri della Commissione siano al soldo di detti gruppi, la spiegazione possibile rientra nella categoria della cecità ideologico-culturale di una istituzione dell’UE strutturalmente dominata dai dogmi e principi dell’economia capitalista di mercato globale finanziarizzata ;
  2. La Commissione sta demolendo la credibilità degli strumenti di partecipazione dei cittadini da essa stessa messi in atto, contribuendo cosi al rafforzamento nell’opinione pubblica europea dell’idea che l’UE è una grande macchina di potere, tecnocratica ed oligarchica, lontana dai cittadini.

 

Dans sa nouvelle proposition publiée mercredi, la Commission estime que «111111111111d’un point de vue de la gestion des risques, il est approprié de donner le renouvellement de l’autorisation du glyphosate pour 10 ans».

Le vote du comité d’experts chargé du dossier est attendu en septembre ou en octobre. Classé «cancérigène probable» par le Centre international de recherche sur le cancer (Circ, OMS), cet herbicide est le plus utilisé dans l’UE. L’Efsa, l’Agence européenne de sécurité des aliments, juge elle le risque cancérigène «improbable».

«Aucun doute»

Le commissaire européen à la santé Vytenis Andriukaitis avait expliqué lundi vouloir «mettre un terme à la controverse scientifique» au moment de rouvrir la procédure visant à renouveler l’homologation de la substance herbicide avant la fin de l’année. «Deux agences de l’UE, l’ECHA (sur les produits chimiques, ndlr) et l’EFSA (sur la sécurité des aliments) ont confirmé qu’il n’y avait pas de raisons de classer cette substance comme cancérogène», avait souligné Vytenis Andriukaitis dans un court message en amont de la réunion.

«Sur cette base, je n’ai aucun doute que cette substance est sans danger et la Commission va proposer de renouveler son homologation pour 10 ans», avait-il poursuivi.

Position tranchée

Le message est clair: après avoir échoué à obtenir une position tranchée de la part des Etats membres, représentés chacun par un expert au sein d’un comité technique, la Commission souhaite voir se dégager une majorité qualifiée, dans un sens ou un autre. «La Commission n’a aucune intention d’approuver de nouveau cette substance sans le soutien d’une majorité qualifiée d’Etats membres. Cela est et restera une responsabilité partagée», avait martelé le commissaire.

Une manifestation contre le glyphosate s’est tenue mercredi devant la Commission européenne à Bruxelles, quelques dizaines d’opposants s’attelant à faire tomber un flacon géant de glyphosate à la manière d’une statue de dictateur.

«Les deux agences européennes se basent sur des études données par l’industrie», a dénoncé lors de cette mobilisation Julie Deruy, chargée de campagne pour le collectif Avaaz qui a rejoint l’initiative européenne citoyenne «Stop Glyphosate».

Utilisation controversée

L’utilisation du glyphosate est de plus en plus controversée dans l’UE. La Commission n’avait pas réussi à convaincre les Etats membres de renouveler la licence de l’herbicide, qui arrivait à expiration à l’été 2016.

Bruxelles avait alors décidé de la prolonger de 18 mois, jusqu’à fin 2017, dans l’attente de l’avis scientifique de l’ECHA et de l’EFSA, rendu au printemps.

Mardi soir, le ministre français de l’Environnement Nicolas Hulot a assuré que son pays serait «ferme» sur le sujet. Il y a un an, une majorité de pays avaient accepté la proposition de la Commission de renouveler la licence du produit, mais sans la majorité qualifiée requise. La France et Malte avaient voté contre et sept pays s’étaient abstenus, dont l’Allemagne et l’Italie, bloquant la décision. (afp/nxp)

 

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