LE GRANDI SFIDE DELLA VITA. 
Perché sono (quasi) assenti dalla campagna elettorale in corso?

Riccardo Petrella

Eppure ho la sensazione – non la certezza – che i tempi siano maturi per i grandi mutamenti. L’opinione pubblica, in generale, attraverso il mondo, ha in effetti preso coscienza che è urgente ed inevitabile reagire rispetto ai limiti fondamentali per l’esistenza della vita e la sua perennità, travalicati dall’umanità. Mi riferisco a:

– il limite della guerra: armi nucleari e armi chimiche e batteriologiche hanno messo in evidenza che la guerra è diventata un non senso, non solo perché non risolve nessun problema ma addirittura distrugge tutto. Non ci sono più vincitori né vinti, tutti ne escono distrutti. Nemmeno la vita sul pianeta si salva. Inoltre, abbiamo capito che se il mondo continua a pensare e a praticare la guerra è perché essa è diventata la terza principale fonte di ricchezza finanziaria e della cosiddetta «crescita economica» dopo l’industria farmaceutica (più in generale, l’industria della vita/life industry) e l’industria informatica. Abbiamo capito che i gruppi sociali dominanti non metteranno mai fine alla guerra perché è redditizia, è conveniente per la loro potenza economica. Conclusione: mettere fine alla guerra è possibile se si mette fine alle concezioni ed alle pratiche dell’economia dominante;

– il limite delle inuguaglianze: alcune decine di persone al mondo posseggono, a titolo personale, più ricchezza monetaria di quella disponibile per la metà della popolazione più povera al mondo (circa 3,6 miliardi di esseri umani). Il capo di Amazon ha guadagnato, nel 2017, 34,1 miliardi di $ senza lavorare. Solo di rendita finanziaria. Per guadagnare la stessa cifra, per un insegnante di scuola elementare in Italia ci vorrebbero più di 1.900 anni di lavoro. Si tratta di «fatti» enormi che vanno al di là della «ragionevolezza» umana. Ad eccezione dei milioni di persone «ricche», e dei tantissimi milioni che cercano e sperano di diventare ricchi, il resto degli abitanti della Terra ha capito che le inuguaglianze hanno raggiunto oramai dei limiti al di là dei quali l’esistenza dell’umanità in quanto tale, è diventata impossibile. Non si può parlare di comunità umana mondiale né di «umanità». La gente ha capito anche che i gruppi sociali dominanti non metteranno mai fine all’impoverimento perché il loro arricchimento si fonda proprio sull’impoverimento della grande maggioranza degli abitanti della Terra attraverso la loro esclusione dall’accesso e utilizzo delle risorse naturali ed artificiali del mondo. Conclusione: mettere fine alla povertà, alle inuguaglianze nel mondo è possibile solo se si mette fine alle concezioni ed alle pratiche dell’economia dominante;

– il limite della non-rigenerazione: dopo quasi due secoli di industrializzazione annientatrice delle risorse del pianeta, la «crescita economica» ha inceppato seriamente la rigenerazione del capitale biotico di terra e acqua del pianeta mettendo in crisi il primo principio fondatore della vita, la sua rigenerazione permanente. Uno studio di recente pubblicazione (luglio 2017), curato da Paul Ehlrich e il suo gruppo di ricerca, ha dimostrato che il capitale di biodiversità della Terra è diminuito del 30 al 40% e che siamo entrati in una nuova fase (sarebbe la sesta) d’estinzione di massa della vita sul Pianeta. La gente ha capito che all’origine del superamento v’è principalmente l’obiettivo perseguito dal sistema economico dominante di estrarre, da ogni forma di vita, umana compresa, il massimo rendimento per il capitale finanziario e che i soggetti chiave del sistema non hanno nessuna intenzione di cambiare la crescita (anzi, l’hanno chiamata da alcuni anni «la crescita sostenibile» tanto per cambiare il pelo ma non perdere il vizio);

Diabolizzazione del sistema economico dominante? No. Lo sarebbe se quanto sopra fosse falso o solo una configurazione marginale del sistema. Purtroppo, per la disgrazia di tutti, non lo è.

Perché, allora, di questi temi non se ne parla (o si sfiorano con un rapido accenno) nel corso dell’attuale campagna elettorale? Troppo complessi? Falso. Troppo distanti dai problemi quotidiani degli italiani? Una vera impostura. Perché gli italiani sono qualunquisti, individualisti, egoisti… ? Una semplice infamia da parte delle oligarchie al potere che hanno paura che i cittadini siano coscienti, sappiano e prendano parte alle decisioni.

Ho l’impressione – nessuna certezza – che le migliaia d’iniziative locali e settoriali messe in opera dal basso in Italia, in Europa e soprattutto in Africa, America latina, Asia da parte dei cittadini, famiglie e gruppi sociali, specie le donne, i giovani, i senza voce, i disoccupati, gli abbandonati nelle piazze, nelle campagne, ai bordi della città rappresentino, quotidianamente, un tentativo di risposta per il superamento del fossato tra coscienza e azione. Solo esse potranno invertire la rotta se riusciranno a trasformarsi in una grande serie di lotte riuscite, grazie all’attivismo dei gruppi sociali e dei popoli oppressi e sfruttati, in lotta per la liberazione dell’umanità e della vita dalle nuove schiavitù e profonde ingiustizie imposte dal sistema economico mondiale dominante.

 

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