Il segretario generale dell’ONU ha avuto il coraggio di convocare, alla vigilia dell’Assemblea Generale dell’ONU, il vertice straordinario sul clima invitandovi unicamente gli Stati che si sono apertamente espressi a favore  dell’Accordo di Parigi (COP21- 2015).
Lo scopo del Vertice era di ridare vigore e più forza agli  impegni presi dagli Stati e dalle imprese in linea con gli obiettivi fissati dall’Accordo. In effetti, secondo gli esperti, la somma degli impegni presi, anche se fossero rispettati, non impedirà un aumento della temperatura media dell’atmosfera, alla fine del secolo, di 3,2 gradi. Un livello di gran lunga superiore ai 2 gradi faticosamente imposti come il massimo estremo di aumento “accettabile” per salvare il pianeta.
Dall’avviso dello stesso segretario generale ONU, i rinnovati e nuovi impegni presi dagli Stati e dalle imprese nei giorni scorsi restano insufficienti.
Il 27 settembre ci sarà il nuovo grande Friday for the Future. Greta Thunberg ha già severamente fustigato i responsabili mondiali e denunciato con veemenza la loro ipocrisia e le loro menzogne. Cosa succederà? Resteranno i venerdì  delle manifestazioni pacifiche come lo sono state finora, oppure saranno momenti di rivolta ed opposizione? Difficile dire, ma è evidente che la beffa è diventata negli ultimi  due giorni troppo evidente. I responsabili governativi ed i capi delle grandi imprese multinazionali hanno rimandato le decisioni finali (?) alla COP25 che si terrà a dicembre in Cile e, soprattutto, a quella di Glasgow nel 2020.
Di  COP in COP i viaggi e le promesse si ripetono, ma il furto della vita continua a ritmi elevati.

Bruxelles, 25 settembre 2019
Riccardo Petrella 

Immagine in evidenza: https://pixabay.com/photos/fridays-for-future-climate-strike-4161573/

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