I partecipanti all’incontro latinoamericano Clamores do Sur, a Santiago del Cile (dal 15 al 18 agosto scorso), organizzato dalla diocesi di Aysen in vista dellAgora (degli Abitanti della Terra  (Sezano/Verona, 23-16 dicembre prossimo) hanno ricevuto un inatteso regalo: visitare la casa di Pablo Neruda a Isla Nigra,  a 90 km da Santiago, sulla costa del Pacifico, un luogo dove mare e cielo celebrano l’infinito.

Per me è stata una esperienza memorabile. Il poeta Neruda ha trasformato le cose  da lui raccolte nel corso della vita per abitare le sue case, in particolare quella di Isla Nigra,  da oggetti, in narrazioni di vita.

Che si tratti  di conchiglie dalle forme le più straordinarie, o di polene (le figure in legno scolpite sulla parte più avanzata della prua della nave), o dei disegni offertigli da amici, o di una camera da letto, di un libro, di un cappello… ciascuna cosa non è più parte di un processo di accumulo di strumenti ed opere per lo più materiali e di utilità pratica, ma,  nel dire e nei poemi di Neruda, diventa una nota di meraviglia per la vita, per  la sua varietà . La memoria non è più passato. Lo spirito dell’amore, dell’amicizia e dell’infinito che forge la creazione della vita permette a Neruda di rendere la memoria  fonte dell’utopia per il domani. Un poeta da leggenda.

Riccardo Petrella, di ritorno in Europa, 20 agosto 2018.

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