Lo Stato deve applicare le leggi nei confronti del  Barbaro, ministro fuorilegge.
 

Il Barbaro è un fuorilegge. Il suo metodo di lavoro è noto: le leggi che non ho fatto approvare io non sono valide, non contano, me ne frego. Il metodo è proprio di un fuorilegge, di un violento strutturale. Ciò che ha fatto, andando a visitare con grande fragore mediatico un condannato per omicidio colposo (e non per legittima difesa  come pretende il ministro in dichiarata opposizione alla sentenza della magistratura di terzo grado) è un’aggressione voluta, un oltraggio palese alle leggi costituzionali del Paese. Si tratta di un atto, e non di  solo comportamento,  indegno di un cittadino italiano, per di più ministro, che al momento di accettare la nomina a ministro dichiarò  fedeltà alle leggi dello Stato. Ciò è intollerabile, come sarà intollerabile, un  obbrobrio, se il Presidente della Repubblica dovesse restare inattivo (inutile aspettarsi qualcosa dal Primo Ministro), senza intervenire per far prendere le misure immediate e necessarie di destituzione del ministro da parte del Governo e del Parlamento italiani. Che razza di Stato sarebbe, nella suddetta ipotesi di ignominia,  lo Stato italiano che lascerebbe  impunita una così grave violazione istituzionale della Costituzione da parte di un membro del governo? C’è un limite insopportabile all’indecenza umana e politica.

Dovesse il silenzio accomodante, o la semplice indifferenza, prevalere, la deliquescenza dello Stato ad opera di una banda d’irresponsabili appoggiati da una maggioranza di cittadini in tilt (provvisorio?) non potrebbe più essere negata. L’indegnità non vale la conservazione del potere.
Share →