Per una politica europea  dei beni comuni.
A  nome dell’Université des Biens Communs di Parigi  ho avuto il privilegio il 5 febbraio scorso  a Bruxelles, al Parlamento europeo, di  “introdurre” i lavori della mattinata di un incontro sui beni comuni. L’incontro è stato promosso dalla GUE/NGL,il gruppo parlamentare europeo di sinistra. Esso è stato, in particolare voluto con determinazione dall’eurodeputata Eleonora Forenza la quale ha presieduto la sessione della mattinata, convinta che il divenire dell’Europa si giocherà principalmente attorno ai beni comuni ed alla giustizia sociale e ambientale. In questo senso, i sovranismi nazional-xenofobi e la violenza delle oligarchie tecnocratico-finanziarie globali sono, a suo parere, delle scelte mortifere.
Trovate qui il testo del mio intervento (Il faut une politique européenne des BC, in francese. La versione italiana seguirà nei prossimi giorni).
Due le tesi principali e due le proposte chiave.
Prima tesi: una  politica europea dei beni comuni è urgente e necessaria perché non potrà  mai esserci una “integrazione”  politica e socio-economica europea giusta, democratica e solidale,rispettosa dei diritti della ed alla vita di tutti gli abitanti della Terra (le altre specie viventi incluse) senza l’assunzione di una responsabilità diretta comune pubblica  della salvaguardia, cura e promozione dei beni( e servizi) essenziali per la vita quali l’acqua, le sementi, la conscenza … Seconda tesi: la politica europea dei beni comuni costituisce un imperativo fondamentale perché la sicurezza della vita, specie degli esseri umani, è in uno stato di sconquasso, e non solo d’incertezza, sul piano umano, sociale, economico e culturale a causa della mercificazione, monetizzazione, privatizzazione e finanziarizzazione speculativa di ogni forma di vita. I “signori della vita” non sono le comunità umane, i poteri e le istituzioni pubbliche elette, ma le holdings finanziarie dei grandi gruppi  agricoli, industriali e commeciali cui è stato permesso, via i brevetti privati a scopo di lucro, di diventare proprietari del vivente e dell’intelligenza artificiale. L’OMPI  ha recentemente stimato che nel campo dell’intelligenza articificiale siano stati depositati quasi 50.000 brevetti. Anche quelli sul vivente si aggirano sullo stesso ordine di grandezza.
Per cui, la prima proposta è ri-inventare la politica pubblica, in particolare la finanza pubblica, riossigenizzando  quest’ultima, liberandola dal predominio della finanza privata (si pensi alle cause dell’indebitamento pubblico ) e ripubblicizzando l’intero sistema istituzionale e funzionale delle attività di risparmio e di credito/inverstimento. La seconda proposta insiste sulla necessaria abolizione  del “diritto” di proprietà intellettuale privata sul vivente e sull’intelligenza artificiale e la creazione di un Consiglio Europeo della Sicurezza dei Beni Comuni, partendo dall’acqua , le sementi e la conoscenza.

Riccardo Petrella, Sezano/Vérona, 7 febbraio 2019

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