Perché lo sciopero della fame da parte del sindaco di Riace?

Mimmo Lucano è al terzo giorno di uno sciopero della fame? Perché? 

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Incredibile ma vero, perché deve tentare con tutti i mezzi di ottenere giustizia per la comunità dei cittadini di Riace da parte dei poteri amministrativi nazionali, i quali cercano di condurre il comune ed i suoi abitanti al fallimento non accordando le dotazioni ed i rimborsi che loro spettano. Riace non è più nota solo per i bronzi. Lo è diventata ancora di più per l’eccezionalità positiva della sua esperienza di rinascita di una comunità a seguito dell’iniziativa presa da Mimmo Lucano di aprire il paese a quasi due mila migranti. Un successo umano e sociale eccezionale che contrasta clamorosamente e mette in crisi le scelte antimigranti, razziste e xenofobe dell’attuale maggioranza della classe dirigente italiana, per di più fragorosamente e aggressivamente al potere. L’esperienza di Riace è uno schiaffo in faccia potente, inaccettabile. Deve essere eliminata. Da qui le spiegazioni chiare del sindaco di Riace: “Da circa due anni stiamo subendo gravi ingiustizie come comunità di accoglienza. (….) Riace è stata esclusa dal saldo luglio-dicembre 2017 (circa 650mila euro) e per il 2018 non è compresa tra gli enti beneficiari del finanziamento del primo semestre, nonostante tutte le attività siano state svolte» e non sia pervenuta nessuna comunicazione della chiusura del progetto. «È stato quindi accumulato un ingente debito con il personale, con i fornitori e con gli stessi rifugiati. Da aggiungere a questa incredibile situazione la vicenda dei cosiddetti Cas. Da settembre 2016 il prefetto di Reggio Calabria con vari assurdi pretesti si è rifiutato e ancora si rifiuta di saldare il dovuto». Secondo il sindaco: «Se non ci sarà l’assegnazione programmata non solo finirà l’esperienza di Riace, ma saranno messi in strada 165 rifugiati; almeno 50 bambini, circa 80 operatori. Numerose attività commerciali che hanno fornito beni, prevalentemente alimentari, da più di un anno, non si vedranno pagato il credito accumulato. L’economia di tutta la comunità, modello mondiale di accoglienza e integrazione, crollerà sotto un cumulo di macerie». Ed é proprio questo che vogliono i politici e gli amministrativi nazionali: far morire e liquidare l’esperienza di Riace.

Ciò spiega l’incredibile: che un sindaco democraticamente eletto sia obbligato a fare lo sciopero della fame contro lo Stato per salvare il suo paese dalla rovina economica perseguita dai poteri statali centrali! E poi i dominanti continuano a fra credere che l’impoverimento del Mezzogiorno è perché le popolazioni locali sono dei fannulloni e mafiosi, dei profittatori dei soldi dello Stato e, in Italia, delle tasse pagate dai “padroni” (le imprese) del Nord! Che insolente indecenza e falsità.

Riccardo Petrella, 4 agosto 2018

 

Si ringrazia per la foto LACNEWS24.

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