Salute e ingiustizie. L’inevitabile impoverimento della vita?

Riccardo Petrella

WhatsApp-Image-2017-04-07-at-21.03.02-4

In occasione dei rapporti annuali presentati dalla varie agenzie specializzate dell’ONU (questo 7 aprile è il caso del rapporto sulla Copertura Universale della Salute-CUS dell’OMS -Organizzazione Mondiale della Salute) sono preso sempre più da alcuni anni da tre sentimenti: la rabbia, la frustrazione, la voglia di lottare per cambiare lo stato delle cose che le oligarchie pubbliche internazionali insediatesi al governo del sistema onusiano accettano di ignorare, offuscare, o validare come inevitabile, per cui sono portate a proporre riforme e soluzioni che non modificano che marginalmente le cause strutturali dei disastri umani, sociali, economici ed ambientali che, esse, al contrario, dovrebbero affrontare e contribuire a risolvere sul piano inter-nazionale dentro il quadro fissato ed accettato dagli Stati membri dell’ONU (il che, obiettivamente, non lascia molto spazio ai cambiamenti strutturali).

La rabbia: l’OMS conferma che più della metà della popolazione mondiale non ha ancora accesso ai servizi della salute necessari ed indispensabile per la vita. Parliamo di 3,8 miliardi di esseri umani non di noccioline o d’insetti. Eppure, non una riga di denuncia forte della situazione drammatica in cui versa la vita della metà della popolazione mondiale né, in particolare, delle cause precise e note che sono all’origine di tale disastro. Nessun riferimento alle devastazioni operate dalle guerre in corso, dal rigetto generale dei migranti (più di 60 milioni in giro per il mondo e senza luogo fisso), dalle condizioni di sfruttamento del lavoro dei contadini e degli operai in tutti i campi, dallo scempio rappresentato dal fatto che 2/3 delle sementi (agroalimentari) sono nelle mani di 3 grandi gruppi multinazionali privati e che le 10 principali imprese farmaceutiche del mondo sono proprietari della quasi totalità dei brevetti sul vivente , quindi, fanno il bello ed il cattivo tempo nella produzione, commercio, prezzi ed uso dei medicinali dove e per chi.

Così fa rabbia vedere che le propose fatte nel 2018 dall’OMS sono centrate su:

  1. a) la promozione di una migliore conoscenza del loro stato di salute da parte dei 3,8 miliardi di persone per rendere più efficace la loro pressione sui governi per ottenere i servizi loro dovuti (sic!);
  2. b) il miglioramento del coinvolgimento di tutti gli attori nella gestione soprattutto locale dei servizi di salute in funzione dei bisogni, e
  3. c) l’urgenza di favorire le innovazioni in tutti i campi per consentire che i servizi della salute raggiungano soprattutto le fasce più deboli e più vulnerabili della popolazione, in particolare le donne, i bambini e gli adolescenti (secondo l’OMS esse rappresentano più di due miliardi di persone) e che, a tal fine ,lo strumento migliore è favorire una partecipazione più attiva da parte degli attori non-statali. A questo proposito Il rapporto non ha nessuna remora, è esplicito : “Per raggiungere l’obiettivo della CUS è necessario collaborare con i prestatari non-statuali aventi scopi di luco o non”.

La frustrazione, nel constatare che né la verità e la pertinenza dei fatti descritti, né le pratiche di denuncia della colpevolezza delle élites dominanti ed anche, in parte, delle classi progressiste e riformiste del mondo occidentale, non hanno condotto in questi ultimi 10-15 anni ad un’inversione di tendenze, né nel campo della salute nè negli altri campi dei diritti umani e sociali. Le devastazioni provocate dalla globalizzazione predatrice dell’economia dominante ha soprattutto devastato l’universo dei diritti e dei beni comuni, la democrazia e lo stato del welfare e favorito la riesplosione dei nazionalismi, dei razzismi, delle xenofobie senza però scalfire i fondamenti chiave del capitalismo di mercato finanziario globalizzato.

Per cui, per finire, la voglia sempre più forte di lottare in particolare contro tre pilastri del sistema dominante:

  • la guerra e la violenza come base dell’accaparramento e della produzione di ricchezza;
  • la mercificazione e la privatizzazione dei beni comuni, in particolare l’acqua e contro la brevettabilità del vivente, in quanto cause strutturali delle esclusioni, delle ineguaglianze e quindi dell’impoverimento del mondo;
  • il primato della finanza fondato sulla tecnoscienza come fattore propulsivo dei cambiamenti della vita e del mondo globalizzato.

Riccardo Petrella, Bruxelles 9 aprile 2018

Share →