Secondo i dati forniti ieri dal Tricontinental Institute for Social Research (sede in India), le spese militari mondiali hanno superato per la prima volta la cifra record di 2 trilioni di $ (2000 miliardi su 72 mila miliardi del PIL mondiale), di cui quasi la metà (989 miliardi) è la spesa degli Stati Uniti. Da soli, gli USA spendono nel militare più degli altri nove paesi con i bilanci militari più altri messi insieme: Cina, Arabia Saudita, Russia, India, Francia, Germania, Regno Unito, Giappone e Corea del Sud. La guerra, sempre più tecnologizzata, rende ricchi gli Americani e compagnia. L’industria militare mondiale si rivela sempre più redditizia, inferiore unicamente all’industria informatica e farmaceutica i cui investimenti, peraltro, mirano soprattutto a soddisfare i bisogni ed i desideri dei consumatori a più alto potere d’acquisto. Per questo non si trovano i soldi per la casa per tutti, per l’acqua potabile per milioni e milioni di bambini/e, la salute per tutti… La spesa militare mondiale annuale è enorme oltre che insensata (e quindi criminale). Essa è pari al PIL italiano 2018 ( 2.083 miliardi secondo le stime del FMI) e superiore al PIL dell’India (quasi 1 miliardo e 200 milioni di abitanti!). Anche i dati forniti in merito alle prime 10 imprese mondiali di armi mondiali confermano che la guerra è diventata anzitutto un grande business che distrugge paesi interi, semina morti e feriti nelle popolazioni civili, contamina e devasta la vita sulla Terra… ed aumenta i profitti dei detentori di capitali finanziari, anche quelli dei fondi di pensione. Le prime dieci imprese mondiali produttrici di armi per fatturato (2018) sono:

  1. Lockheed Martin ($44.9 billion) [USA]
  2. Boeing ($26.9 billion) [USA]
  3. Raytheon ($23.9 billion) [USA]
  4. BAE Systems ($22.9 billion) [UK]
  5. Northrop Grumman ($22.4 billion) [USA]
  6. General Dynamics ($19.5 billion) [USA]
  7. Airbus Group ($11.3 billion) [Europe]
  8. Thales ($9 billion) [France]
  9. Leonardo ($8.9 billion) [Italy]
  10. Almaz-Antey ($8.6 billion) [Russia]

Mi si consenta, in chiusura, un riferimento personale: quanto sopra “conforta” la giustezza delle tesi da me sviluppate in una breve video-intervista sulla guerra di 3 minuti diffusa il 17 dicembre 2017 da un periodico francofono belga, POUR (ascoltare in francese: https://www.youtube.com/watch?v=d42MkZr3XHI), e che in 14 mesi ad oggi è stata vista 11 milioni e 141.814 di volte su 16.662.111 persone raggiunte ed ha suscitato 748.240 reazioni, commenti e condivisioni.

Il suo successo, mi hanno detto gli specialisti, è dovuto al fatto che la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica pensa esattamente che la guerra sia soprattutto una macchina gigantesca per fare profitti. 

Riccardo Petrella

Bruxelles, 25 aprile 2019, festa della Liberazione nazionale 

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