La Costituzione italiana (art.11) afferma che l’Italia ripudia la guerra. Questo principio deve quindi ispirare la finalità e le modalità della celebrazione delle “Forze armate” specie in ambiente scolastico. Educare alla pace e non alla pratica dell’uso delle armi.
Sosteniamo l’iniziativa di Franco Ferrario.
Riccardo Petrella
Nel numero di ottobre 2013 “Missione Oggi” ha pubblicato “Smilitarizzare la scuola” di Anna Scalori (pp. 7-9). Un nostro lettore, grazie anche a questa pubblicazione, è stato in grado di reagire in maniera esemplare (costituzionale) alla “visita guidata” del figlio alla Caserma “De Gennaro” di Forlì. Pubblichiamo volentieri la sua lettera, che ci sembra un opportuno appello a tutti gli altri genitori, che tanno la stessa esperienza con i loro figli, al fine di allargare la “Campagna scuole smilitarizzate” e magari giungere alla proposta auspicata da Franco Ferrarlo, di una legge di iniziativa popolare in questo senso. La nostra rivista ci sta, “smilitarizziamo le scuole”.

Smilitarizziamo le scuole!

FRANCO FERRARIO

Forlì, 20 gennaio 2014

Caserma “De Gennaro”, 4 novembre 2013. Nel corso di una visita guidata (per la quale non ci sono stati oneri da parte dei genitori in quanto il trasporto è stato realizzato grazie alla disponibilità dell’esercito che ha messo 0 disposizione pullman militari) 72 bambini di una scuola elementare della provincia hanno avuto modo di vivere esperienze indubbiamente avvincenti tra cui il “tiro al bersaglio”, impugnando una vera arma e sparando cercando di colpire un obiettivo. Un innocuo (?) episodio tra i tanti accaduti in numerose caserme aperte al pubblico per il 4 Novembre (vedasi il sito ufficiale dell’Esercito italiano). Durante un colloquio con la psicologa della scuola dei miei figli ho appreso che in molti asili è adottato un protocollo che prevede l’assenza di armi giocattolo. Lo scopo dichiarato è di prevenire future distorsioni comportamentali a cui viene attribuita pericolosità sociale, mirando, con la contemporanea valorizzazione di comportamenti positivi, a fare emergere e sviluppare modalità di risoluzione dei conflitti differenti dall’utilizzo della coercizione. Ma… o tali valutazioni sono prive di fondamento psico-pedagogico… 0 resta da svelare quale santo avrebbe compiuto il miracolo di rendere i bambini, nel breve periodo che separa l’ultimo giorno di asilo dall’inizio della prima elementare, capaci di elaborare positivamente un’esperienza “forte” come quella di ricevere dalle mani adulte di un soldato (non un compagno di giochi né un istruttore sportivo) una vera arma da fuoco (sia pure caricata a salve). Convinto che quel santo non esista affatto, considero “miracoloso” il recente stanziamento di 9 milioni di euro per “l’istituzione dì un contingente di corpi civili di pace […] volontari, da impegnare in azioni di pace […] nelle aree di conflitto o a rischio di conflitto“. Quantomeno per lasciare in pace i più piccini occorre ora adoperarsi perché possa avvenire un secondo miracolo. Prevalga la prudenza (la prima delle virtù)! Sia istituito nella scuola un serio programma di educazione alla pace ed alla risoluzione non violenta dei conflitti e sia impedito il ripetersi di analoghe esperienze, quantomeno senza una accurata e plurale preparazione. Il 4 novembre 1918 si concluse per l’Italia la prima guerra mondiale, ma è il 24 moggio 1915 la data in cui i nostri fanti partirono per il fronte. “L’Italia ripudia la guerra”, ma è evidente che tale principio è rispettato soltanto da un punto di vista lessicale. Troppo spesso, in un nefasto esercizio di ipocrisia, ad essere ripudiato è soltanto il vocabolo “guerra”, modernamente sostituito con allocuzioni meno dolorose… talvolta addirittura ammalianti… anche per gli adulti, figuriamoci per dei bambini. Questo è un appello: smilitarizziamo le scuole, le nostre e quelle dei nostri figli promuovendo norme e comportamenti capaci di diffondere una vera cultura di pace. Così, forse, per il 24 maggio 2015 l’Italia sarà un po’ più capace di ripudiare la guerra! Mi piacerebbe molto giungere ad una vera e propria legge dì iniziativa popolare (come stabilito dall’articolo 71 della Costituzione) volta all’inserimento ed alla regolamentazione di percorsi didattici di educazione alla Pace all’interno delle scuole. Mi piacerebbe coinvolgere nella stesura del testo di legge, nella pubblicizzazione dell’iniziativa e nella raccolta delle 50mila firme necessarie associazioni, riviste, dirigenti scolastici, comitati genitori, sindacati di insegnanti, parrocchie, gruppi scout ecc., ma anche istituzioni (senza andare lontano… a Forlì esiste un vero e proprio Assessorato alla pace). Mi piacerebbe fissare la data di conclusione della campagna e la consegna delle firme raccolte alla presidenza della Camera (sperando possa ancora essere occupata da Laura Boldrini) proprio il 24 maggio 2015, nel centenario dell’ingresso dell’Italia nella grande guerra… una sorta di “contrappasso” dantesco. Cordialmente.

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