Sui diritti della Natura. 2017, i fiumi come soggetti giuridici. 

Il rimodellamento delle concezioni giuridiche della vita è entrato in una nuova fase.

L’ultimo Forum Mondiale dell’Acqua (Brasilia, 17-22 marzo 2018) organizzato dal World Water Council, creato nel 1995 dalle grandi imprese multinazionali private dell’acqua e diventato, nel frattempo, il più importante avvenimento mondiale in materia di politica dell’acqua, ha confermato imperterrito le scelte politiche in favore della mercificazione e monetizzazione dell’acqua e della vita, della privatizzazione, liberalizzazione e deregolamentazione dei servizi idrici. Non è mancato il riferimento retorico all’accesso universale all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari. Il Forum ha, però, chiaramente riconfermato che per i gruppi sociali dominanti, l’acqua è considerata essenzialmente come una risorsa naturale vitale al servizio della crescita economica competitiva sul piano mondiale. Per loro, l’obiettivo principale della politica dell’acqua a tutti i livelli resta la gestione efficace, efficiente ed economica dell’acqua per i detentori dei capitali investiti. Punto. Tutto il resto ne è subordinato.

Non si sono accorti, né hanno voluto accorgersene, che sulla pressione di intere popolazioni in varie parti del mondo, le concezioni e le priorità in materia d’acqua e della vita stanno cambiando. Nel corso del 2017,  alcuni fatti eccezionali sono intervenuti dando un forte impulso ad un cambiamento maggiore nelle visioni e concezioni giuridiche, ambientali, economiche e politiche dell’acqua e del suo ruolo in seno al sistema globale della vita della Terra.

Mi riferisco in particolare alle decisioni prese nel 2017 in tre paesi: Nuova Zelanda, India e Colombia.

Il 16 marzo il parlamento neozelandese ha deciso di accordare al fiume Whanganuisacro al popolo Maori, lo statuto di «persona  giuridica», riconoscendo così al fiume gli stessi diritti di una persona fisica. La decisione ha introdotto (confermando alcune tendenze emerse negli ultimi 20 anni) nel diritto contemporaneo alcuni nuovi principi, quali:

– Il riconoscimento del fiume (compresi i suoi affluenti) come ecosistema integrato,  dalle montagne al mare, in cui convivono tutti gli elementi che lo compongono;

–  l’attribuzione della personalità giuridica esprime una visione del fiume come un tutto vivente che consente al fiume di avere una legittimazione legale ed una soggettività indipendente. A questo fine la legge ha nominato due persone, una in rappresentanza del popolo Maori e l’altra in rappresentanza dello Stato. Ad esse è affidato l’incarico di tutela e di agire per conto della comunità del fiume per proteggere il suo statuto, la salute ed il benessere dell’ecosistema Whanganui;

– ha stabilito la messa in opera di una strategia globale per il fiume fondata sulla collaborazione tra la comunità Iwi (popolo dei Maori), il governo centrale e le collettività locali e tutti gli altri soggetti implicati nella vita del fiume.

Il 20 marzo l’Alta Corte dello Stato himalayano dell’Uttarakhand, in India, ha sancito che il fiume Gange e il suo principale affluente Yamuna sono definiti “entità legali viventi, aventi lo statuto di persone giuridiche con tutti i derivanti diritti, doveri e responsabilità”.

Come si sa, il fiume Gange è considerato sacro per più di un miliardo di indiani. E’, però, uno dei fiumi più inquinati al mondo. Il Gange e lo Yamuna attraversano metropoli come Dehli e Calcutta e si stima che ogni giorno vengano versati nei loro corsi, senza alcun trattamento, 1,5 miliardi di litri di acque reflue e 500 mila di reflui industriali. La decisione della Corte è stata fondamentalmente imposta dalla drammaticità dello stato ecologico dei due fiumi per consentire alla popolazione ed allo Stato di assumere la responsabilità di risanare e proteggere la salute di un ecosistema essenziale per la vita del continente indiano.

La sacralità del Gange e del suo affluente ha certamente giocato un ruolo determinante nella sentenza, ma altrettanto chiaro e decisivo è stato il ruolo della presa di coscienza da parte dei giudici della necessità di liberare il rapporto degli esseri umani con la natura dalle logiche di sfruttamento e di predazione degli ecosistemi idrici, in un contento di profonde inuguaglianze fra i gruppi sociali ed i territori sottomessi al dominio degli interessi dei poteri economici e tecno-burocratici più forti del Paese.

Non a caso, una delle «novità» introdotte dalla sentenza è stata quella di allargare dal fiume all’insieme dell’ecosistema himalaiano e indiano lo statuto di entità vivente, persona giuridica. Da qui la decisione di iscrivere la politica dell’acqua nel quadro di una politica «costituzionale» degli ecosistemi, fondata sul primato della salvaguardia e protezione della vita su tutti gli altri interessi.

Il 2 maggio, sempre del 2017, è stata la Corte Costituzionale della Colombia a riconoscere il bacino del fiume Atrato come «soggetto di diritto» (persona giuridica morale) ed imporre allo Stato di proteggere e far rivivere il fiume ed i suoi affluenti, dandogli 6 mesi di tempo per sciogliere le attività minerarie inquinanti, bonificare il territorio e indennizzare le comunità etniche indigene dei danni provocati dallo sfruttamento non sostenibile del bacino.

I tre fatti menzionati hanno il grande merito (in linea con i movimenti che da anni difendono i diritti della natura, i diritti degli animali e delle piante…) di riproporre, in termini nuovi, il dibattito mondiale sulla natura ed il divenire della Terra; cosa che i tre Vertici Mondiali della Terra, al di là dei loro grandi apporti, non sono riusciti a fare perché sono rimasti prigionieri delle narrazioni e del dominio degli interessi dei gruppi sociali dominanti. Il Terzo Vertice della Terra ha addirittura consacrato il principio della monetizzazione della natura e non ha messo in questione il principio della brevettabilità privata del vivente.

Inoltre, laddove, come in Europa, le classi dirigenti hanno smantellato il ruolo dello Stato al servizio dell’interesse generale e del bene comune, nei paesi menzionati le autorità costituzionali ed i parlamenti affermano il ruolo centrale dello Stato, obbligatorio, al servizio della protezione della vita.

Hanno così gettato le basi per un ripensamento e riorientamento profondo delle visioni globali e locali della vita, di ciò che costituisce valore, dei soggetti portatori di diritti e di responsabilità e del ruolo primordiale delle comunità umane organizzate e della politica pubblica. C’è tanta materia in ballo per una nuova, altra storia del divenire della vita della Terra, diversa da quella che ci ha condotti allo stato attuale.

Il rimodellamento delle categorie giuridiche e dei principi costituzionali propri delle culture industriali, produttiviste  ed estrattiviste in nome della globalizzazione guerriera e predatrice è iniziato.

Riccardo Petrella

Sezano (VR), 4 maggio 2018

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