Lo scorso 20 dicembre, in pieno svolgimento di una riunione di governo, Trump ha interrotto i lavori e chiesto al ministro per l’alloggio e lo sviluppo urbano (Ben Carson, cristiano tradizionalista) di recitare una preghiera.
Eccone i passaggi principali (fonte AFP):
(mia traduzione)
Nostro dolce padre in paradiso, noi siamo molto riconoscenti per le opportunità e la libertà di cui voi ci avete gratificati in questo paese.
 
Vi ringraziamo per il Presidente e i membri del governo che sono coraggiosi e che intendono far fronte ai venti della controversia per tentare di offrire un avvenire migliore a coloro che vengono dopo di noi. Noi vi ringraziamo per l’unità del Congresso che ci ha offerto un’opportunità perché la nostra economia prosperi , affinché possiamo combattere il debito corrosivo che distrugge il nostro avvenire.
 
In questi  tempi di discordia, di sfiducia e di disonestà; noi domandiamo che voi ci diate uno spirito di riconoscenza,di compassione, di buon senso e che voi ci diate la saggezza per essere in grado di guidare questa grande nazione in avvenire”
 
Una preghiera che afferma la legittimità dell’operato de presidente degli Stati Uniti “nel nome del denaro”, “nel nome di dio” e “nel nome della nazione”!
Difficile liquidare questo fatto con ironia vuoi disprezzo. Il fatto è grave perché Trump ringrazia pubblicamente Dio per avergli dato l’opportunità di fare approvare dal Congresso la riforma fiscale più ingiusta socialmente ed economicamente mai adottata negli Stati Uniti, a favore dei ricchi (dei suoi pari). Una schifezza politica ed umana.
Esso segue di pochi giorni gli altri due fatti, altrettanto intollerabili, segni di una follia deliberata, con la quale Trump ha deciso di:
1. confermare il ritiro totale degli Stati Uniti dalla United Nations Framework Conference on Climate Change (gli accordi sul cambio climatico);
2. considerare Gerusalemme la capitale dello Stato d’Israele come se fosse lui il sovrano dei territori palestinesi e israeliani incaricato di decidere al posto e contro la volontà dei popoli che vi abitano. Un obbrobrio.
E’ soprattutto inaccettabile che la comunità internazionale accetti, al di là di alcune proteste formali di necessaria etichetta diplomatica, che fatti simili siano tollerati. Non è vero che la comunità internazionale non può fare niente contro quello che oramai costituisce manifestamente il più grande pericolo per l’umanità.
Fortunatamente poi il 21 dicembre l’AG dell’ONU ha approvato una risoluzione condannando l’iniziativa di Trump. Un buon segno nella speranza che non si debba aspettare che Trump spinga sul bottone rosso. La reazione minacciosa degli Stati Uniti alla decisione dell’ONU è semplicemente arrogante, da “padrone” del mondo.
E’ tempo che noi cittadini promuoviamo un “j’accuse…” generale popolare.
Riccardo Petrella
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